Magma: la nuova pittura incandescente di Simone Rutigliano

La personale, a cura di Eva Berno allo Spazio SV di Venezia, mostra come l’artista leccese abbia abbandonato ogni schema per approdare a una nuova fase caratterizzata da una pittura gestuale, vibrante e in continua trasformazione

Con Magma, allestita allo Spazio SV | Centro espositivo San Vidal di Venezia fino al 20 dicembre, Simone Rutigliano (leccese, classe 2002, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia) presenta una nuova e decisiva fase della sua ricerca pittorica. La mostra, come suggerisce il titolo, mette al centro la materia incandescente, instabile e rigeneratrice, capace di dissolvere forme consolidate per generarne di nuove. Un’immagine che si allinea profondamente alla metamorfosi che attraversa la pratica dell’artista, il quale approda a un gesto più libero, a una pittura che rinuncia al controllo in favore dell’imprevisto.

DA JABAL ALLA NUOVA PITTURA: UN CAMBIAMENTO DI STATO

Per comprendere la forza di questa trasformazione, possiamo fare un paragone con Jabal, la mostra personale del 2024 alla A+B Gallery a Brescia. Lì, Rutigliano aveva costruito una poetica basata sulla tensione tra forma e cancellazione, tra presenza e dissoluzione, lasciando che i corpi emergessero come tracce dinamiche.
Le figure, spesso ridotte ad arti e frammenti in movimento, apparivano come immerse in un motion blur pittorico che evocava danze collettive e rituali. L’artista attingeva alla sua terra e alle sue tradizioni, come il tarantismo, restituendo un’umanità che si cura danzando, che trova sé stessa nella comunione dei corpi, come recita il detto “Ci balli sulu nu te puei curare”.
Questa dimensione, sospesa tra il reale e il visionario, costituiva già la premessa di un’evoluzione: una pittura non più interessata alla figura come identità, ma come energia.

Simone Rutigliano, "Magma", installation view, credit Spazio SV

MAGMA: UNA PITTURA PRIVA DI SCHEMI

In Magma, invece, l’artista spinge questo processo oltre, abbandonando definitivamente ogni residuo di costruzione schematica per abbandonarsi a una gestualità più spontanea. La pennellata si fa più forte ed esplosiva, i colori si accendono di toni vibranti e luminosi, e la composizione è simile a una colata incandescente che trasforma e rigenera.
La spiritualità collettiva che emergeva nella serie precedente si ritrova ora in una dimensione più intima e interiorizzata, come un’eruzione emotiva e percettiva che guida l’artista verso una nuova modalità d’essere nella pittura.

Simone Rutigliano, "Magma", installation view, credit Spazio SV

UNA PRATICA IN CONTINUA RIGENERAZIONE

Ciò che emerge da Magma è una pittura che ha abbandonato la necessità di rappresentare per scegliere di manifestare. Un processo che rispecchia il movimento del magma: interno, invisibile, ma capace di cambiare il volto delle cose.
Questa nuova fase non annulla ciò che Rutigliano ha costruito in anni di ricerca; piuttosto, lo trasforma. Le atmosfere carnevalesche, l’immaginario festivo e catartico, la dimensione collettiva del corpo continuano a pulsare — ma ora come memoria, come eco, come combustibile per un gesto che cresce dall’interno.
Magma è un punto di svolta: la pittura di Rutigliano si apre a una fase più libera, più rischiosa, più profonda. Una fase in cui la materia pittorica diventa organismo vivo, e in cui l’artista sembra lasciarsi portare da ciò che sente ribollire sotto la propria superficie.

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Francesca De Pra
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