Tre esperienze culturali – Khorakhanè, Casa Capra e Universo Factory – mostrano come nella provincia veneta sia ancora possibile creare comunità, arte e pensiero: luoghi indipendenti che trasformano i margini in spazi vivi e necessari. Francesco Liggieri ci accompagna alla scoperta della nuova scena culturale in Veneto.
Eccoci alla parte finale del racconto sulla provincia veneta degli ultimi venti anni (per chi volesse leggere il prequel lo trova qui). Siamo arrivati ai giorni nostri ed è venuto il momento di parlarvi di tre realtà interessanti, quasi rivoluzionarie, nel loro contesto territoriale e sociale. Negli ultimi anni, sono nate tre storie – Khorakhanè, Casa Capra, Universo Factory – che sembrano non avere niente in comune e invece raccontano la stessa ostinata, meravigliosa idea: che anche fuori dai centri, anche nei margini, si può ancora creare mondi.
Khorakhanè era ad Abano Terme, provincia di Padova. Un’associazione culturale nata dal desiderio di cambiare qualcosa, di non lasciare che la cultura fosse solo un evento da consumare. Il suo nome, preso da una canzone di Fabrizio De André, già diceva tutto: un elogio del viaggio, del randagismo, del bisogno di cercare. Per tre anni e mezzo, tra laboratori, concerti, incontri e mostre, Khorakhanè è stata una delle fucine più vive del territorio.
KHORAKHANÈ: UNA MICCIA CULTURALE NELLA PROVINCIA VENETA
Nel suo “Laboratorio Culturale I’M” passavano artisti, studenti, volontari, curiosi. Non era un posto da vetrina, ma una stanza dove si poteva respirare un’aria diversa: quella dell’improvvisazione intelligente, della comunità che si autoeduca. Poi, un giorno, hanno deciso di chiudere. Non per mancanza di idee, ma per la solita fatica del fare cultura senza reti di protezione. Le porte si sono chiuse piano, con dignità, e chi c’era ha capito che anche le idee, come le persone, hanno una data di nascita e una di scadenza. Eppure, qualcosa è rimasto: un’eredità sottile, un modo di pensare la cultura come gesto quotidiano, come scelta etica. Khorakhanè è stata una miccia. Da quella stessa attitudine la volontà di agire localmente, senza chiedere permesso, sembra discendere una costellazione di esperienze che oggi tengono viva la fiamma: Casa Capra a Schio e Universo Factory a Vittorio Veneto.
CASA CAPRA: L’ARTE CHE NASCE DALLA PROSSIMITÀ
A Schio, in via Veneto, tra un bar, un’edicola e un alimentari, c’è una casa che si chiama Casa Capra. Sembra un nome inventato da un bambino, o da un poeta, ma è reale. Dentro (e anche fuori) succedono piccole magie: opere che si vedono dalla strada, video che respirano sulla vetrina, artisti che espongono come se stessero suonando in un garage. Il progetto, fondato e curato da Saverio Bonato, è un “artist-run space”, ma soprattutto un modo di vivere la città.
UN MODO NUOVO DI FARE MOSTRE: CASA CAPRA COME ESPERIMENTO SOCIALE
Qui l’arte non arriva: si fa.
Ogni mostra è un esperimento sociale, un dialogo tra chi guarda e chi passa, tra il dentro e il fuori. L’arte non viene protetta: viene esposta, come un fiore lasciato al vento.
È il contrario della museificazione: è un gesto vitale, quasi domestico.
Casa Capra è un faro gentile: illumina quel pezzo di provincia che crede ancora nella lentezza, nel contatto, nella curiosità.
Un po’ più a nord invece, a Vittorio Veneto, Universo Factory con a capo Simone Ceschin (ma non solo), ha preso un capannone e l’ha trasformato in un laboratorio di pensiero. Il nome, di nuovo, è un manifesto: “Universo”, perché tutto è possibile; “Factory”, perché tutto si costruisce.
Qui la provincia non è periferia ma centro, un punto dove convergono storie, opere, persone. Ogni mostra è un campo di prova.
UNIVERSO FACTORY: IL LABORATORIO DI PENSIERO DI VITTORIO VENETO
Nel 2025, con esposizioni come “Dove cade lo sguardo” o “Tutto comincia tardi e va benissimo così”, Universo Factory ha dimostrato che si può fare arte contemporanea senza doverla trasformare in un evento, e che l’autenticità – quella vera – nasce dal rischio di fallire. Le persone che lo animano – artisti, curatori, amici – sembrano dire: “Qui l’arte non è un mestiere, è un modo di restare vivi”. Entrare da Universo Factory dà la sensazione di varcare una soglia invisibile: non un museo, non una galleria, ma un luogo dove le idee camminano ancora scalze, dove ogni mostra è un esperimento con il reale. È il tipo di spazio che in Veneto capita di scoprire per caso, un sabato pomeriggio di pioggia, quando ti fermi per un caffè e scopri che dietro una saracinesca aperta c’è un universo, appunto.
TRE LUOGHI, UNA SOLA IDEA: RICUCIRE CULTURA E VITA
Tre esperienze, tre declinazioni di una stessa necessità: riconnettere la cultura alla vita quotidiana.
Khorakhanè lo faceva con l’energia del collettivo, la fiducia nella partecipazione. Casa Capra lo fa con la leggerezza della prossimità, portando l’arte dentro la routine della gente. Universo Factory lo fa con la serietà del laboratorio, costruendo percorsi e linguaggi, senza clamori ma con una lucidità rara. Insieme, raccontano la geografia emotiva di una regione che spesso si crede immobile, ma che in realtà brulica di tentativi, di speranze, di resistenza.
Qui finisce il mio racconto breve in tre articoli sulla Provincia veneta. Sono ben conscio del fatto che mi sono dimenticato (o forse ho voluto deliberatamente lasciar fuori per dare più spazio in un futuro libro?) Di parlare di altre realtà ancora in salute nella provincia veneta quali associazioni o collettivi di artisti. Ma la mia scelta è stata puramente dettata da tutto ciò che ho visto con i miei occhi e quindi non me ne vogliate, non sono uno di quelli che vi racconta la storia dell’orso, senza conoscere l’orso.
LA PROVINCIA VENETA COME MAPPA DI AVAMPOSTI CULTURALI
Quindi siamo giunti alla fine: la provincia veneta, con i suoi silenzi e le sue nebbie, è diventata una mappa di avamposti: piccole comunità che si ostinano a pensare, a fare, a mostrare. In un periodo storico di grandi eventi e narrazioni globali, questi luoghi hanno scelto la misura umana: pochi metri quadri, un proiettore, una porta sempre aperta. E forse, proprio qui, sta il segreto. Che la cultura vera non ha bisogno di grandi palcoscenici, ma di piccole costanze. Che non serve un finanziamento milionario per cambiare qualcosa: basta la decisione di esserci. Che anche in provincia, forse soprattutto in provincia, il mondo può ricominciare da capo ogni giorno, dentro una casa, un ex laboratorio, una vetrina illuminata nel buio.
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