Dal lutto al complotto: Bugonia di Yorgos Lanthimos rilegge il cospirazionismo come risposta all’inspiegabile e come trauma di classe. Quando nessuno ti crede e avevi ragione, il complotto diventa lente critica sul potere, non follia.
Tempo fa scrissi un articolo – che consiglio di leggere per continuità rispetto a questo pezzo – su The Shroud (David Cronenberg, 2024), un film dove il complottismo permeava tutta la trama, e dove questo scaturiva come reazione alla mancanza di significato della morte, nello specifico rispetto all’incapacità del protagonista di affrontare il lutto dovuto alla perdita di sua moglie.
In questo brevissimo articolo vorrei riprendere il tema del rapporto tra complottismo e morte, o forse dovremmo dire tra complottismo e inspiegabilità di un fenomeno, utilizzando un altro film come caso studio. Difatti, il tema appena descritto – con alcune differenze di trama e di contesto – riemerge anche nel più recente Bugonia (Yorgos Lanthimos, 2025). Superficialmente, la trama del film è riassumibile in questo modo: Teddy Gatz (Jesse Plemons), con l’aiuto di suo cugino, decide di rapire Michelle Fuller (Emma Stone), CEO di un’azienda farmaceutica colpevole di aver permesso l’utilizzo di cure sperimentali sulla madre malata di Teddy, portando la donna in coma.
BUGONIA DI YORGOS LANTHIMOS (ALLERTA SPOILER)
Teddy e suo cugino vivono in una casa in campagna fuori dalla città, hanno pochi contatti con il mondo esterno, cercano risposte su Internet e Ted progressivamente costruisce una teoria cospirazionista per la quale una specie aliena, gli Andromediani, si sono infiltrati sulla Terra al fine di conquistarla. Ted vede in Michelle una potenziale figura aliena, la perfetta incarnazione di questa volontà di conquista, ricordando vagamente Essi vivono (John Carpenter, 1988).
Se in The Shrouds il confine tra realtà e fantasia del complotto restano sfumati, mettendo pur sempre in evidenza il fatto che si tratti di un meccanismo di autodifesa contro l’incapacità di dare un senso alla morte, dunque di un modo “disfunzionale” di metabolizzare il lutto, in Bugonia avviene l’opposto: Ted non si trova innanzitutto ad affrontare un lutto completo, anche se è quasi come se lo fosse; il fatto che ci sia ancora la possibilità di salvare sua madre gioca un ruolo cruciale nella narrazione. In ogni caso, la sua risposta al lutto non è – come nel caso di The Shrouds – un pragmatico franchising high-tech imprenditoriale per sopperire alla mancanza, fino a quando la mente collassa sovrapponendo alle dinamiche lavorative le teorie del complotto.
Anche se alla fine si definisce apolitico, la lotta di Ted sembra essere una lotta di classe. La vera sorpresa però è che alla fine il folle aveva ragione.
A un certo punto della storia, durante il rapimento, Michelle prova a ridefinire la storia di Ted, ammettendo di essere un’aliena e giustificando la sua presenza sulla Terra come una missione per salvare il pianeta e gli umani dalla loro inevitabile tendenza autodistruttiva.
Siamo davvero sicuri che il fine ultimo di questi alieni fosse dunque legato a buone intenzioni? Dovremmo forse leggerla come la favola degli esseri superiori che provano a salvare i poveri umani senza speranze? Io credo di no. Quello che potremmo immaginare è invece che l’imperatrice aliena abbia provato, per salvarsi la vita, a riscrivere la storia, come fa ogni tiranno in punto di morte, di galera o di perdita di consenso e potere.
VOLER ESSERE UMANI IN QUESTO MONDO È LA NUOVA FORMA DI COMPLOTTISMO
Tuttavia, la figura più interessante è quella di Ted, che incarna perfettamente il soggetto contemporaneo in cui nessuno crede: in tutto il film ci fanno pensare che è lui a essere pazzo, poverino, traumatizzato; questo è in parte vero, ma si tratta di un trauma di classe. Ted non rappresenta l’outsider complottista di estrema destra, perché questo oggi viene creduto. La campagna di propaganda politica attuale tende invece a riconfigurare la figura del complottista come essenzialmente un terrorista anti-capitalista, ecologista o femminista di sinistra, un attentatore dell’ordine, la causa dell’entropia crescente globale. È questa la figura a cui non si deve assolutamente credere oggi.
Nel finale, in apparenza una trovata superficiale per creare un effetto sorpresa, Michelle si salva e si scopre che era davvero un’aliena. L’ultima parte del film assolve Teddy, il complottista pluriomicida, perché ci si rende conto che in realtà ha sempre avuto ragione. Questa rivincita non dovremmo leggerla come un assist ai veri complottismi contemporanei, ma come il fatto che la lotta attuale finisce per essere anche tra chi riesce a vedere il mondo con delle lenti critiche e chi no: come nella scena vicina alla spazzatura in Essi Vivono, la lotta tra John Nada e l’amico Frank è l’equivalente delle ondate continue di proteste giovanili, un tentativo di dare gli occhiali a tanta gente. E non è una questione di istruzione.
COSA SUCCEDE QUANDO NESSUNO TI CREDE E POI AVEVI RAGIONE?
Ted non ha mai provato a esternare la sua teoria, o meglio, l’ha tenuta per lui. Non ha mai protestato, tanto nessuno l’avrebbe creduto, data l’assurdità della cospirazione. Piuttosto, tenta un’azione radicalmente violenta, il rapimento di un alieno di alto rango che si scopre essere addirittura la stessa imperatrice Andromediana.
L’imperatrice aliena, negli ultimi minuti prima della fine del film, elimina l’umanità utilizzando una specie di mappamondo della Terra presente sull’astronave, scoppiando semplicemente una bolla d’aria che lo avvolgeva, come se avesse il controllo sul pianeta attraverso di essa. Michelle non punisce gli umani scoppiando la bolla perché si rende conto, dall’esperienza con il suo rapitore, che gli umani sono insalvabili e cattivi (vuole farci credere questo attraverso la sua riscrittura della storia, mentre secondo la storia del rapitore gli alieni volevano sottometterli): l’imperatrice decide di eliminare l’umanità intera dopo aver subito un grave atto di insubordinazione. Come emerge da un dialogo a metà film, e anche in altri punti, Ted chiedeva in fondo semplicemente rispetto per la sua esistenza e la sua dignità, diritto a non essere sottomesso, colonizzato e usato come esperimento laboratoriale a scopo di profitto. Chi rappresenta Ted nel mondo reale?
BUGONIA: UN TITOLO DI CHIUSURA
Bugonia vuol dire abiogenesi, vita che emerge dallo stato inorganico, diritto a esistere. Le api assumono questo ruolo profetico e metaforico per Ted, che in una discussione a tavola accusa l’elogio delle api operaie da parte di Michelle (potremmo dire analogamente CEO – ape regina) come un discorso capitalista il cui sottotesto è che api operaie sono buone perché facili da sottomettere. In questa misura, Ted vede sé stesso come un’ape operaia reificata, privata del diritto di esistere, parlare e dissentire: la sua è una lotta di classe perché vede in questo baratro di negazioni un abisso più profondo che tende all’estinzione stessa della specie.
LINK
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