Hito Steyerl: contro la dittatura visiva delle IA

The Island è il titolo della nuova mostra di Hito Steyerl pensata appositamente per l’Osservatorio Fondazione Prada di Milano. Un progetto ambizioso e stratificato che attinge da una recente scoperta archeologica per toccare questioni sempiterne che ritornano anche nell’epoca attuale.

Parlare di Hito Steyerl (Monaco di Baviera, 1966) non è mai un’operazione semplice poiché ogni approccio al suo lavoro implica sempre una metabolizzazione postuma di tutte le connessioni che si vengono a creare in quel mare di aneddoti e informazioni che caratterizza le sue opere. Un’impresa che risulta ancora più complessa se si pensa agli intricati espedienti narrativi che l’artista utilizza spesso come parte della sua riconoscibilissima cifra stilistica.

Queste premesse riguardano ovviamente anche The Island, la mostra personale che Steyerl presenta fino al 30 ottobre 2026 negli spazi dell’Osservatorio della Fondazione Prada, a Milano: un’esposizione che, a detta dell’artista stessa, “[…] tratta di archeologia, fisica quantistica e fascismo”. Ma procediamo con ordine. 

The Island, Hito SteyerI, Osservatorio Fondazione Prada, Milano

IL PROGETTO THE ISLAND, DI HITO STEYERL

Curata da Niccolò Gravina – e suddivisa nelle sezioni L’isola artificiale, Lucciole, La nascita della fantascienza, Flash! –, The Island si dissemina sui due piani dell’Osservatorio. Quello che si viene a creare è un percorso immerso nell’oscurità fatto di oggetti e videoinstallazioni che fungono da tracce indispensabili per collegare tutti i racconti presenti nel video omonimo situato al secondo piano dello spazio espositivo. Infatti, mai come questa volta, le narrazioni molteplici sono davvero il fulcro di un’opera di Hito Steyerl, una scelta non casuale se si considera che il tutto verte attorno a concetti quali il multiverso, la generazione armonica superiore e l’eterno ritorno di determinati fenomeni socio-politici.
Mischiando tra loro fiction e fatti realmente accaduti, Steyerl tesse un racconto unico capace di diramarsi in tutta una serie di sottotrame che offrono allo spettatore l’occasione di scegliere il proprio punto di partenza della storia.

The Island, Hito SteyerI, Osservatorio Fondazione Prada, Milano

LA GENESI DI THE ISLAND

L’idea di un lavoro simile era già da tempo, nella mente di Hito Steyerl, da quando venne a conoscenza di un episodio particolarissimo della vita del critico e accademico di origini croate, esperto di fantascienza, Darko R. Suvin; ovvero di quando da giovanissimo, nel 1941, fu testimone dell’esplosione di una bomba mentre era su di un tram per le strade di Zagabria. Un evento scioccante che per un momento, quasi come un atto di autodifesa, lo ha catapultato nel ricordo e nelle atmosfere di un film visto qualche tempo prima in un cinema nell’isola di Curzola, Flash Gordon alla conquista di Marte (del 1938).

Da questa vicenda si delineano già quei tasselli essenziali che compongono poi l’intero storytelling alla base del progetto. Elementi comele realtà parallele, l’isola di Curzola (nella quale Suvin fu internato durante l’occupazione italiana negli anni della II guerra mondiale), e il personaggio di Flash Gordon.

L’ISOLA SOMMERSA

Cuore pulsante di The Island è per l’appunto un’isola, o forse più di una. Al centro del plot narrativo vi sono infatti la già citata Curzola e la sua “gemella artificiale” risalente all’epoca del Neolitico e scoperta nel 2023, a 5 metri di profondità.

Metafora della ciclicità della storia dell’essere umano, nonché delle conseguenze radicali dei cambiamenti climatici, l’isola del titolo diviene l’emblema di un luogo quantico nel quale convergono energie e tecnologie di natura differente: dagli artefatti preistorici ai recentissimi video virali generati con le intelligenze artificiali, passando per la bioluminescenza di alcuni organismi viventi marini come il plancton e le meduse.

The Island, Hito SteyerI, Osservatorio Fondazione Prada, Milano

FLASH CONTRO L’AI SLOP

Narrato dai canti a cappella del gruppo folkloristico Klapa Ivo Lozica (del piccolo comune di Lombarda), il film ha come protagonista Flash, alter ego transdimensionale del personaggio dei fumetti di cui sopra: un bizzarro eroe/influencer che emerge dalle acque dell’Adriatico per contrastare un imminente tsunami di color marrone che minaccia non solo gli abitanti dell’isola ma anche la sua attività divulgativa via social (visibile negli schermi LED allestiti al primo piano).

Interpretato dall’attore tedesco Mark Waschke, Flash le prova tutte per contrastare il cosiddetto “AI Slop” (ovvero quella tendenza contemporanea nel produrre e condividere ovunque contenuti spazzatura generati con le intelligenze artificiali): interagisce con turisti e passanti nel tentativo di dar loro informazioni disparate su entrambe le isole, consulta il fisico e docente Tommaso Calarco e sfida perfino una sua copia in IA a colpi di spada laser.
Le movenze e i dialoghi a cui da vita ricalcano in maniera grottesca non solo la figura del content creator/nomade digitale per antonomasia, ma anche quell’estetica “weird-nonsense” che caratterizza la gran parte dei contenuti video degli ultimi tempi.

Quella che simbolicamente viene rappresentata è una battaglia epocale tra lo “steyerlano” concetto di “immagine povera” e lo “slop AI”, laddove il primo – caratterizzato da uno spirito rivoluzionario e più che democratico della bassa risoluzione dell’immagine – rischia di soccombere all’aggressività dittatoriale del secondo. Si pensi per esempio al fenomeno dei “Brainrot italiani”, o alle ultime campagne di matrice propagandistica di Donald Trump e del movimento MAGA.

The Island, Hito SteyerI, Osservatorio Fondazione Prada, Milano

IN ACQUE TORBIDE

In quest’oceano di argomenti e discussioni, The Island galleggia in una bolla di caos apparente che si manifesta in ogni aspetto della mostra: dalla forma ultima data ai lavori presentati fino all’allestimento. Una certosina opera tautologica nella quale potersi perdere a furia di unire puntini.

L’unica nota “negativa” della personale è data da quel certo senso di insoddisfazione che si avverte dopo averla visitata; quasi come se non si fosse davvero andati a fondo nelle tematiche trattate.
Se da un lato la vastità dei casi studio esposti è in piena coerenza con il concept del progetto, dall’altro appare come un’arma a doppio taglio che non consente quell’approfondimento necessario per far sì che certe tesi non appaino tirate per i capelli.

Nonostante questo, immergersi nel mondo immaginifico di Hito Steyerl è sempre un’esperienza ricca che riempie in maniera multisensoriale. Qualcosa da provare almeno una volta in una vita.

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Valerio Veneruso
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