In un presente dominato dal rumore, il silenzio delle opere di Paolo Pibi diventa gesto critico e rifugio emotivo. In mostra da Antonio Colombo, i suoi “mondi minimi” nascono dall’incontro tra reale e immaginazione, evocando ricordi, sogni e paesaggi interiori sospesi.
In un mondo dominato dal rumore il silenzio delle opere di Paolo Pibi ci invita a fermarci, come gesto critico e rifugio emotivo. In mostra da Antonio Colombo ci sono “mondi minimi”, composizioni non convenzionali, che nascono dall’incontro tra memoria e immaginazione, evocando ricordi e sogni.
I MONDI MINIMI TRA REALE E IMMAGINAZIONE
Le opere di Paolo Pibi rimandano inevitabilmente a mondi immaginari ma che attingono al reale e che, consapevolmente o meno, smuovono ricordi nostalgici, d’infanzia, sogni. In Moonlit Depths ad esempio, la luce della luna e le ombre delicate creano un’atmosfera sospesa che sembra provenire direttamente da un sogno d’infanzia, da quel momento in cui la notte smetteva di fare paura e diventava spazio di possibilità. Il reale resta comunque la materia prima, la scintilla da cui la visione prende forma, e ciò che ne deriva è un paesaggio, vero ma anche mentale e sospeso. Cieli notturni, superfici inusuali che diventano paesaggi, dettagli come lune isolate, fiori e oggetti quotidiani accompagnano lo spettatore in una visione chiara e limpida, mettendolo al sicuro. Dall’altro lato alcuni frammenti di paesaggio vengono sradicati dal loro contesto e ricomposti in nuove geografie, permettendo di evadere. Sono questi mondi delicati e sottili dettagli a radicare i suoi mondi nell’esperienza concreta e allo stesso tempo a sospingerli nel territorio del ricordo e del sogno.
QUANDO IL SILENZIO È PIÙ FORTE DEL RUMORE
Ogni “mondo minimo” è un piccolo rifugio, nei ricordi, nell’infanzia, nei territori interiori che ciascuno custodisce. È una pittura intima ma universale, comprensibile, una pittura silenziosa ma con la capacità di scuotere dentro. È qui che la pittura di Pibi trova la sua forza: nella quiete che propone, nella calma rarefatta che sembra più eloquente di qualsiasi rumore. Tutto questo silenzio risulta essere anche una risposta al presente, in un momento storico in cui tutto invita al rumore, in cui tutto fa e pretende rumore. La sua pittura non grida e proprio per questo si fa ascoltare. È una quiete che diventa gesto, anche critico, nei confronti del caos del mondo, rivendica il diritto alla lentezza, alla pausa, alla tranquillità. È in questo silenzio denso che l’osservatore trova protezione, riconoscendovi qualcosa di proprio. Così, i mondi minimi diventano luoghi in cui fermarsi, ripararsi e proteggersi.
UNO STILE COMPOSITIVO NON CONVENZIONALE
Un punto di forza di queste opere risiede anche nella scelta compositiva, materica e nei diversi formati utilizzati. C’è equilibrio tra forme e intuizione, dove le superfici quadrate, ovali, diventano parte della stessa immagine; supporti ed elastici colorati sono pensati come un’estensione dello stesso paesaggio, come se non ci fosse confine e nessun limite tra l’immagine rappresentata e l’esterno. A volte gli oggetti quotidiani, persino una racchetta (come per l’opera Super), si trasformano in contenitori di nuovi universi, in piccoli mondi che ampliano il linguaggio pittorico oltre la classica superficie. La libertà che l’artista si prende nell’utilizzare e maneggiare materiali e forme può essere vista come un ulteriore modo per rafforzare l’idea stessa di “rifugio”. Questo riparo non è un posto chiuso o un luogo definito ma può nascondersi ovunque, annidarsi in ciò che è familiare, persino in un oggetto comune che improvvisamente diventa un mondo intero.
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