SUPER FRESH: Villa della Torre e il suo premio

Tra le fauci di un leone rinascimentale, un premio celebra i grandi curatori e una notte a Villa Della Torre, a Verona, dove arte, storia e vino si intrecciano in un’esperienza fuori dal tempo.

Un leone enorme mi osserva. La sua bocca è spalancata e sulle sue fauci è rimasto il segno della fuliggine di antiche fiamme che un tempo fuoriuscivano da quella gola. Nonostante i suoi occhi mi fissino senza mollarmi un secondo, non ho paura. Non c’è niente che mi spaventi. Sono seduto a una tavola con altre sei persone. Siamo tutti vestiti eleganti: abiti, camicie, cravatte. L’outfit è quello delle serate importanti, delle serate di gala. Sulla tavola si alternano portate curate nei minimi dettagli. Il cibo è ottimo, tradizionale. Mi piace mangiare nei ristoranti, soprattutto se sono di lusso. Quello però non è esattamente un ristorante: è un evento molto curato e, se mi guardo intorno, gli invitati sono pochi e selezionati. Sorridono, parlano, alternano calici di vino a pareri e opinioni, soprattutto sul mondo dell’arte.

Villa della Torre, Sala del Leone, Verona

UNA NOTTE A VILLA DELLA TORRE TRA ARTE, POTERE E MISTERI RINASCIMENTALI

La conversazione prosegue e vengono fatti nomi noti, anche influenti, e accennati presunti scandali che, conoscendo il nostro Paese, potrebbero occupare le prime pagine dei quotidiani nazionali per almeno una settimana. Purtroppo, se voglio evitare denunce, per il momento è meglio non anticiparvi niente.

QUANDO IL CALCIO INCONTRA IL RINASCIMENTO

Seduto al mio tavolo c’è anche Damiano Tommasi. Per chi conosce il calcio, saprà che è stato uno dei centrocampisti più forti della Serie A tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Capitano della Roma e uomo fondamentale per la squadra giallorossa per dieci anni. Insomma, uno dei giocatori più rinomati della storia del calcio italiano è seduto di fronte a me e, alle sue spalle, c’è ancora la grande bocca del leone spalancata, con i suoi occhi che ci osservano. Può sembrare un sogno dalla trama confusa, quello che vi sto raccontando, ma in realtà è tutto vero.
E mi è successo lo scorso 17 dicembre.

Ma facciamo un passo indietro.

L’INVITO AL PREMIO “L’ARTE DI MOSTRARE L’ARTE”

Tutto parte da un messaggio che mi ha inviato Stefano, una persona che stimo molto, che lavora nel mondo dell’arte ed è dietro a progetti davvero interessanti.
“Alessio, settimana prossima, il 17 dicembre, vicino a Verona si terrà la 12esima edizione del Premio ‘L’Arte di Mostrare l’Arte’, il riconoscimento ideato dal Cav. Lav. Marilisa Allegrini per celebrare la mostra italiana più meritevole dell’anno. Non puoi mancare, è un evento molto bello in una cornice stupenda”.

A Natale manca solo una settimana e, di solito, in quei giorni si concentrano tutti gli ultimi impegni dell’anno: riunioni, consegne, cene con i clienti, ultimi regali e imprevisti che saltano fuori all’ultimo. All’inizio mi faccio prendere dagli impegni e gli dico che purtroppo non posso andare, ma poi faccio qualche chiamata, sposto due o tre appuntamenti e riesco a organizzarmi.

DA FIRENZE A FUMANE: IL VIAGGIO VERSO UN GIOIELLO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

Arriva così il giorno della premiazione. Parto da Firenze nel primo pomeriggio del 17, diretto verso Fumane, a una manciata di chilometri da Verona, per raggiungere Villa Della Torre, gioiello assoluto del Rinascimento italiano. Un treno, poi un van, e alle 18 arriviamo in questo splendido luogo.

Villa della Torre, Sala del Diavolo, Verona

VILLA DELLA TORRE A VERONA: STORIA, ARCHITETTURA E UMANESIMO

Arrivare a Villa Della Torre significa attraversare secoli di storia. La Villa affonda le sue radici ben prima del Cinquecento: l’area su cui sorge era probabilmente sede di un castrum medievale, quindi una struttura fortificata anche a uso bellico, e dell’amministrazione comunale locale, tanto che ancora oggi i fumanesi la chiamano “el palasso”. È indissolubilmente legata all’unione delle famiglie Maffei e Della Torre e assume la sua forma attuale nel XVI secolo grazie alla visione umanistica di Giulio Della Torre e del figlio Francesco, Segretario del Vescovo Gian Matteo Giberti. Il complesso viene ristrutturato dalla famiglia Della Torre, a seguito del matrimonio tra Anna e Giulio, e il progetto si sviluppa secondo il modello della domus antiqua romana: una successione ordinata di spazi allineati lungo un asse prospettico unico, ispirato anche all’esperienza di Palazzo Te a Mantova. Suggestioni riconducibili a Giulio Romano, Michele Sanmicheli e Giovanni Battista Scultori contribuiscono a definirne l’identità. L’edificio si articola per piani scalari: dal primo cortile al peristilio, dalla peschiera al giardino, al ninfeo inferiore, alla grotta, fino al tempietto. Non una semplice dimora agricola, ma un luogo pensato per la pace del corpo e dell’anima, visitato anche da figure illustri. Nel corso del tempo la Villa ha conosciuto destini diversi.

MARILISA ALLEGRINI E LA RINASCITA DELLA VILLA: VINO, CULTURA E VISIONE

Nel 2008 viene acquistata da Marilisa Allegrini, Presidente dell’omonimo Gruppo Marilisa Allegrini e una delle figure più influenti del vino italiano contemporaneo. Entrata nel settore nel 1983, ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione internazionale della Valpolicella, conquistando il soprannome di Lady Amarone. Non è un caso che nel 2020 sia stata nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Villa Della Torre, dopo un importante intervento di recupero, viene aperta al pubblico dalla stessa Allegrini, diventando un luogo di accoglienza per amanti dell’arte, della cultura e del vino.

Villa della Torre, Camera, Verona

IL LEONE, IL CAMINO E IL FUOCO: SIMBOLI E NARRAZIONE DEGLI SPAZI

A completare l’esperienza ci sono le stanze della Villa, intime e solenni al tempo stesso, scandite da camini monumentali, tra cui spicca quello del Leone: non solo un elemento funzionale, ma un vero fulcro simbolico dello spazio, capace di raccontare, attraverso la pietra e il fuoco, l’anima più profonda e narrativa della Villa. Ecco svelato quel leone che spiccava sulla parete.

Torniamo a quella serata.

LE ART ROOM DI VILLA DELLA TORRE: DORMIRE NELLA STORIA

Una volta arrivati, ci hanno fatto accomodare ognuno nella propria Art Room: camere raffinatissime affacciate sul peristilio e sulla peschiera, dedicate ai personaggi storici che hanno abitato e attraversato la Villa. A me era toccata quella dedicata a Gian Matteo Giberti, Vescovo di Verona e figura centrale del circolo degli Spirituali. Una stanza meravigliosa, curata nei minimi dettagli, che richiama il clima intellettuale che ha reso questo luogo così speciale.

Prima della cena si è svolta la cerimonia di premiazione, il vero motivo per cui mi trovavo lì. A ricevere il riconoscimento è stato Thomas Clement Salomon, Direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica a Roma e curatore della mostra Caravaggio 2025. Il progetto ha riunito ventiquattro capolavori di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, provenienti da collezioni italiane, internazionali e prestiti privati, dando vita a una sinergia esemplare tra musei e gallerie. Il risultato è stato un successo epocale: la mostra più visitata nella storia di Palazzo Barberini e uno degli eventi culturali più significativi del Giubileo 2025.

Oltre 450.000 visitatori, più di 1.300 articoli di stampa, 14 milioni di visualizzazioni sui canali digitali e un impatto economico superiore ai 10 milioni di euro. Di fronte a questi risultati non si può che alzare le mani e applaudire.

Villa della Torre, Valpolicella Classico Superiore, Camera dei Giganti, Verona

L’ALBO D’ORO DEL PREMIO: I GRANDI NOMI DELLA CURATELA CONTEMPORANEA

Thomas Clement Salomon entra così nel prestigioso albo d’oro del Premio, accanto a nomi come Salvatore Settis, Rem Koolhaas, Luca Massimo Barbero, Michele Coppola, Francesca Cappelletti e Stefano Baia Curioni. Proprio quest’ultimo, Direttore di Palazzo Te e Presidente della Giuria, insieme a Marilisa Allegrini e a sua figlia Caterina Sofia Mastella Allegrini, Vicepresidente e Direttrice Marketing e Comunicazione del Gruppo di famiglia, ha saputo unire due capolavori rinascimentali come Villa Della Torre e Palazzo Te in un progetto che intreccia arte, storia e vino sotto il segno di Giulio Romano. Autore diretto di Palazzo Te, Giulio Romano non interviene in modo documentato su Villa Della Torre, ma ne influenza profondamente l’impianto concettuale e spaziale. Da questa affinità nasce una trilogia di vini inediti – Valpolicella, Lugana e Amarone – ispirati agli affreschi simbolo di Palazzo Te: la Camera dei Giganti, di Amore e Psiche e del Sole e della Luna. Ogni etichetta reinterpreta un capolavoro pittorico, trasformando il vino in veicolo narrativo di miti antichi.

Dopo la cerimonia, tutti noi invitati abbiamo preso parte alla splendida cena, degustando i tre vini di questo progetto.

UNA SERATA CHE LASCIA IL SEGNO: CULTURA, PREMIAZIONE E DEGUSTAZIONE

È stata una serata speciale: ho conosciuto un luogo nuovo, dalla storia unica, che promuove la cultura contemporanea attraverso un premio di grande prestigio. Un premio dedicato a curatori e direttori di musei significa molto, perché vuol dire riconoscere e valutare anche il lavoro di chi rende possibile una mostra: dalla progettazione al finanziamento, fino alla sua fruizione. Ho capito che i premi sono un ottimo modo anche di tenere gli standard sempre più alti.

Con il racconto di questo luogo riprendiamo così la mia (ma ormai anche vostra) rubrica SUPER FRESH, inaugurando il 2026 con la storia di questa Villa che vale davvero la pena conoscere, visitare e vivere.

Ah, scusate: vi ho raccontato tutto, vi ho spiegato anche cos’era quel leone che mi fissava, ma non vi ho ancora detto perché l’ex capitano della Roma fosse seduto al tavolo con me.
Vabbè, ma questa è un’altra storia e magari la riprenderemo più avanti.

Ben tornati. 

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Alessio Vigni
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