Le “alchimiste” di Anselm Kiefer trionfano a Milano

La nuova opera dell’artista tedesco a Palazzo Reale rende omaggio alle donne sapienti del passato attraverso 42 imponenti teleri, pensati appositamente per la Sala delle Cariatidi

Prima di entrare nella Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale a Milano, non riuscivo a non pensare all’ultima mostra che avevo visto di Anselm Kiefer, tra i più grandi artisti viventi, a Palazzo Ducale a Venezia nel 2022. Un progetto che aveva portato l’artista tedesco a confrontarsi con la storia veneziana, arricchendola con rimandi filosofici e letterari: il risultato era stato davvero sensazionale, difficile da replicare.

A Milano, invece, Kiefer è riuscito di nuovo a stupire. Con Le alchimiste, curata da Gabriella Belli e aperta al pubblico fino al 27 settembre 2026, l’artista porta nel capoluogo lombardo un nuovo ciclo pittorico concepito appositamente per Palazzo Reale e dedicato a quelle donne che per molto tempo sono rimaste nell’ombra. Un progetto durato due anni, che ha cambiato forma dopo uno dei primi sopralluoghi, come ha raccontato l’artista stesso: “Sono rimasto subito affascinato da questa sala, forse così bella proprio perché fortemente danneggiata dalle bombe del 1943. Pensando alle cariatidi, mutilate della guerra, mi è venuta in mente questa idea delle alchimiste, mutilate dalla storia: avevo letto molto in passato su queste donne che avevano condotto indagini ed esperimenti in medicina, chimica e fisica, tanto importanti quanto gli uomini, ma sempre lasciate ai margini. Così ho iniziato a lavorare ai dipinti traendo ispirazione da loro”. 

Anselm Kiefer, “Le Alchimiste”, OKNO Studio, installation view, ph Ela Bialkowska

42 ALCHIMISTE PER 42 TELERI: LA MONUMENTALITÀ DI ANSELM KIEFER A MILANO

 La mostra porta in scena un vero e proprio pantheon al femminile con un’operazione che riflette sul vissuto di queste donne sapienti, dotate di una grande intelligenza intuitiva e di rigore, visionarie e resilienti, ma forse anche per questo marginalizzate, perseguitate e talvolta condannate dalla cultura dominante. Tra queste troviamo Caterina Sforza, scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto contenente più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche; Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Kleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica; Cristina di Svezia, figlia di Gustavo II Adolfo Vasa e di Maria Eleonora di Brandeburgo, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo; Margaret Cavendish, una delle pochissime filosofe del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza; e Mary Anne Atwood, figura chiave della ricezione “spirituale” dell’alchimia nell’Ottocento inglese, solo per citarne alcune. 

Le alchimiste sconfina inoltre in un tema più generale, quello “della rigenerazione, della cura, della spoliazione dai pregiudizi, della luce e delle tenebre, del rapporto maschile-femminile, del bene e del male, della vita e della morte, in una discesa all’oscurità dell’ignoto alchemico ma anche in una risalita alla luce della ragione e della scienza, a cui la pittura di Kiefer dà voce esemplare”, come racconta Gabriella Belli nel saggio del catalogo. 

Anselm Kiefer, “Le Alchimiste”, OKNO Studio, installation view, ph Ela Bialkowska

IL CORTEO DI DONNE E L’ALCHIMIA DI KIEFER

Le alchimiste si presentano come un corteo di donne che avanza nella sala, formando degli spettacolari paraventi dalla duplice funzione: rivelare e, allo stesso tempo, nascondere. Una soluzione a cui Kiefer ha pensato riproducendo fedelmente la Sala delle Cariatidi nel suo studio in Francia, compresi gli specchi: solo così poteva studiare alla perfezione quale effetto avrebbero creato, sottolineando l’importanza dell’interazione tra ciò che viene nascosto e ciò che viene svelato. Al visitatore è affidato il gioco di trovare il nesso tra la biografia dell’alchimista e la sua tela.

Anselm Kiefer, “Le Alchimiste”, OKNO Studio, installation view, ph Ela Bialkowska

E SE L’ARTISTA FOSSE UN’ALCHIMISTA?

Se l’alchimia è la scienza che trasforma la materia, possiamo allora considerare anche l’arte una scienza affine. Gli artisti lavorano con materiali diversi, li uniscono e li trasformano in qualcosa che prima non c’era: sono in grado, cioè, di trasformare un’idea in qualcosa di visibile e tangibile. 

Attraverso una pittura materica e fortemente simbolica, Kiefer rende quindi visibile ciò che è stato sepolto: corpi e volti femminili emergono dalle macerie come presenze potenti e perturbanti, lontane da ogni idealizzazione. Le opere stesse si configurano come veri e propri laboratori alchemici, in cui piombo, zolfo, ossidi, oro, fiori e cenere compiono la loro trasformazione, cosparse da una materia corposa a tinte cupe, da dove affiorano via via i corpi e i volti delle alchimiste.

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Francesca De Pra
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