SUPER FRESH: Colombina Reloaded

Una mostra in un luogo di pre-cantiere che mette in dialogo arte, architettura e identità veneziana. Il nuovo progetto di The Art Society a Venezia attraverso le parole dei suoi autori. 

È ormai più di un anno che non vivo più a Venezia. In sette anni l’ho vista cambiare davvero molto. Non voglio cadere nel solito discorso disfattista, quello del “ai miei tempi era meglio” (cavolo, sono già arrivato a quel momento della vita?), ma è innegabile che la situazione abitativa sia peggiorata in modo significativo nel corso di questi anni.

Anche sul piano espositivo c’è stato un cambiamento evidente, inevitabilmente legato alle trasformazioni del mercato dell’arte. Per questo, quando mi arrivano notizie di mostre ospitate in luoghi particolari, coerenti con la mia idea di ciò che Venezia potrebbe e dovrebbe essere, mi incuriosisco subito e cerco di capire di cosa si tratti.

The Art Society, “Colombina Reloaded”, Venezia, 2026, installation view

LA MOSTRA “COLOMBINA RELOADED” A VENEZIA

È successo anche con Colombina Reloaded. Piccola postilla sul titolo della mostra: inizialmente non mi aveva convinto. Pensavo fosse una trovata, costruita ad hoc per il Carnevale veneziano in corso in questi giorni. Solo in un secondo momento ho scoperto che Colombina è, in realtà, il nome della calle in cui si trova lo spazio espositivo.

Un appartamento veneziano, situato al primo piano, è stato aperto al pubblico come spazio “in attesa”, ancora da rinnovare, configurandosi come un vero e proprio architrave concettuale tra memoria e futuro. L’immobile ospita il progetto espositivo in una fase di pre-cantiere, offrendo al pubblico la possibilità rara di attraversare una casa nel momento che precede la trasformazione.

A firmare il progetto è Luca De Bona, architetto e designer profondamente legato al territorio veneziano, che proporrà un intervento che non è solo un restyling, ma un gesto di ascolto: un dialogo tra ciò che la casa è stata e ciò che sta per diventare. La mostra si inserisce esattamente in questo spazio-tempo sospeso, in quella soglia che anticipa il cambiamento, tra ciò che è stato e ciò che sarà.

The Art Society, “Colombina Reloaded”, Venezia, 2026, Installation view

IL PROGETTO DI THE ART SOCIETY

Per comprendere meglio le dinamiche di questo progetto – e per raccontarvi anche ciò che non è immediatamente visibile attraversando l’esposizione – ho chiesto ad Andrea Vittoria Giovannini, esperta di arte e design e fondatrice di The Art Society, il progetto che anima questo spazio e che ha deciso di organizzare la mostra, di raccontarmi come nasce questa esperienza e in che modo The Art Society rappresenti un nuovo approccio alla fruizione e al collezionismo:

“TAS nasce dal mio desiderio di sostenere artisti emergenti italiani sotto i quarant’anni. Il limite della collezione è che rimane quasi sempre molto privata e quindi ho deciso di costruire una piattaforma di valorizzazione per artisti che possono anche non essere in collezione da me, ma che possiamo valorizzare attraverso progetti artistici in luoghi non convenzionali. In genere le aziende ci commissionano dei progetti e noi li sviluppiamo con curatori che ci propongono artisti adatti, altre volte abbiamo anche prodotto noi dei progetti artistici o editoriali. L’obiettivo è quello di creare un nuovo gruppo di amanti e sostenitori dell’arte che possano crescere con artisti loro coetanei e raggiungere obiettivi insieme”.

LO SPAZIO DOMESTICO E IL CAMBIAMENTO COME RINASCITA

In questo contesto nasce la mostra Colombina Reloaded – Metamorfosi Veneziana: un progetto che mette in scena la trasformazione e invita a riflettere sul cambiamento inteso come rinascita ed esaltazione dell’identità. La mostra e lo spazio domestico si rispecchiano a vicenda, raccontando un passaggio cruciale e proponendo un nuovo modo di guardare anche alla fase di ristrutturazione di una casa. Perché questa è, a tutti gli effetti, una casa vera: un immobile che può essere acquistato e che tornerà a vivere come spazio da abitare, non come l’ennesima locazione turistica.

Prima dell’avvio del cantiere, quando il luogo è ancora sospeso tra passato e futuro, nasce però una domanda inevitabile: come si riesce a organizzare una mostra in uno spazio in attesa di trasformazione? Come si invitano artisti a esporre in una condizione così fragile e transitoria?

È un atto di coraggio, prima ancora che curatoriale. Per questo ho deciso di porre due brevi domande alla curatrice della mostra, Lucia Longhi, per comprendere meglio le dinamiche e le scelte che hanno reso possibile questo progetto.

The Art Society, “Colombina Reloaded”, Venezia, 2026, Installation view

Il titolo Colombina Reloaded – Metamorfosi Veneziana richiama maschera, identità e trasformazione. Come nasce questo progetto? E quali sono le necessità che si nascondono dietro questa specifica mostra?


“La mostra Colombina Reloaded – Metamorfosi Veneziana nasce da una visione che mette in dialogo arte contemporanea, design e architettura, tre ambiti che negli ultimi anni hanno iniziato a interagire sempre più, sia sul piano creativo sia su quello commerciale. A differenza di molte riqualificazioni immobiliari a Venezia, spesso legate a finalità turistiche o speculative, il nostro progetto mira a conservare la casa come spazio abitativo destinato a chi ama Venezia per la sua storia e la sua arte, antica e contemporanea.

Un altro obiettivo era offrire ai visitatori – che siano appassionati d’arte, architettura o di Venezia – un’anticipazione di come sarà il restauro, e allo stesso tempo presentare artisti veneziani capaci di dialogare con spazi particolari, valorizzando il loro lavoro. In questo senso, Colombina Reloaded si inserisce nella mission di The Art Society, che consiste nel ripensare il collezionismo e il mecenatismo,  e presentare il lavoro di artisti italiani al di fuori delle tradizionali maglie del sistema dell’arte – gallerie, fiere e istituzioni – offrendo quindi al pubblico nuove modalità di fruizione dell’arte in contesti non convenzionali.”

Gli artisti sono stati invitati a intervenire in ambienti specifici dell’appartamento, ciascuno con un linguaggio molto diverso. Qual è stato il criterio principale nella loro scelta e come hai immaginato il dialogo tra le opere, la storia della casa e l’idea di abitare? 


“I criteri che hanno guidato la selezione degli artisti sono stati molteplici e certamente diversi da quelli che solitamente si adottano nell’organizzazione di mostre in contesti di galleria o istituzionali. In primo luogo, era per noi fondamentale che si trattasse di artisti che con Venezia avessero un dialogo vivo, una storia, una relazione autentica.

Un altro aspetto centrale è stato l’attenzione ai linguaggi, non solo dal punto di vista dei contenuti ma anche formale. Desideravo offrire una pluralità di linguaggi e, concretamente, una varietà di media. Allo stesso tempo, le esigenze logistiche e tecniche legate alla struttura della casa mi hanno portato a individuare artisti capaci di grande flessibilità e apertura, in grado di entrare in dialogo con il contesto e di mettersi in gioco attraverso interventi pensati in relazione allo spazio.

The Art Society, “Colombina Reloaded”, Venezia, 2026, Installation view

Fin da subito ho desiderato invitare Stefania Serio, giovanissima pittrice veneziana che utilizza il cibo come matrice sia formale sia concettuale del suo lavoro. Ho immediatamente sentito che la sua pratica potesse dialogare in modo profondo con il tema della trasformazione: le sue opere sono, da un punto di vista formale, una sorta di metamorfosi continua, un’oscillazione costante tra figurazione e astrazione, accompagnata da una ricerca molto intensa sulla matericità del colore.  Allo stesso tempo, ciò che Stefania invita a esplorare è un universo di sensazioni ed emozioni legate al cibo inteso come collante sociale e come testimone di momenti domestici relazionali. In questo senso, il suo lavoro ha permesso di far rivivere la casa, riattivandone quella dimensione domestica e intima che il cibo, forse più di ogni altro elemento, è in grado di evocare.

La scelta di Matteo Attruia è legata all’incisività dei suoi interventi, spesso site-specific e caratterizzati da una profonda ironia. Il desiderio era che un suo intervento potesse far emergere la storia della casa ma anche il suo futuro, una riflessione sull’idea stessa dell’abitare, intesa come necessità tanto sociale quanto personale. Il suo lavoro è riuscito non solo a far “parlare” letteralmente i muri della casa, e quindi la sua storia, ma anche a sollecitare una riflessione sul carattere effimero del nostro passaggio all’interno di un’abitazione, che spesso si configura come un luogo di transizione. Da qui nasce una domanda più ampia e universale: che cosa resta di autentico nel momento in cui attraversiamo una trasformazione, e quindi quali sono quelle cose che si manifestano come davvero essenziali?

Infine, ho voluto invitare Kyle Meyer per la natura poliedrica e installativa della sua pratica. Basandomi anche su precedenti interventi realizzati dall’artista all’interno di contesti domestici, sentivo che avrebbe potuto instaurare un dialogo sincero con la casa, facendo parlare oggetti, presenze e tracce, sia fisiche sia immateriali. Kyle ha utilizzato elementi preesistenti dell’abitazione, trasformandoli, quindi permettendo loro di raccontare l’universo di emozioni, sensazioni ed eventi di vita che una casa custodisce – luogo di protezione della nostra intimità, delle nostre fantasie e dei nostri sogni, passati e futuri. Il risultato è una stanza che appare al tempo stesso familiare e distorta, capace di mettere in discussione i nostri punti di ancoraggio e le nostre certezze percettive.”

The Art Society, “Colombina Reloaded”, Venezia, 2026, Installation view

Ormai, se conoscete o seguite questa rubrica SUPER FRESH, sapete che l’intento è quello di portarvi in luoghi che considero interessanti: spazi che propongono logiche espositive innovative o semplicemente diverse da quelle canoniche. Realtà capaci di stimolare nuove riflessioni e di dimostrare che esistono molti modi, anche molto diversi tra loro, di fare arte contemporanea.

Se in questi giorni di Carnevale vi troverete a Venezia, magari di sabato o di domenica, e passerete per Calle Colombina, l’invito è quello di fermarvi ed entrare. Vi troverete in un luogo autentico, che vi mostrerà qualcosa di inaspettato, probabilmente lontano da ciò che siete abituati a vedere.

Ci vediamo al prossimo episodio di SUPER FRESH.

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Alessio Vigni
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