“Testemobili infestanti” a Valdagno

Jasmine Miraval ci accompagna in un reportage dalla scorsa edizione di testemobili, il festival di Valdagno, in provincia di Vicenza, dal titolo Infestanti. Un laboratorio creativo radicato nel territorio, fuori dai circuiti convenzionali.

A cura di Ali Novello e Davide Sozio, con lo stage design di Niki Cardoso Zaupa e Lucia Galiotto, testemobili nasce come spazio-laboratorio in continua trasformazione. La sua traiettoria, da letture poetiche e momenti performativi a installazioni e oggi a una residenza artistica, racconta un’espansione coerente e ramificata, in cui ogni passo sembra misurato ma aperto all’imprevisto. L’obiettivo dichiarato è costruire una collettività creativa che includa artisti emergenti, soggettività marginali e chi spesso non si riconosce nei codici istituzionali dell’arte. Qui l’opera non precede l’incontro; nasce dal dialogo tra chi espone, chi organizza e chi attraversa lo spazio, trasformando la relazione in un vero terreno di indagine.

Loris Albanese, “Gyaku – La voce del contrario”, Tannografie, testemobili, Valdagno, 2025

INFESTANTI: UN TEMA E UNA PRESA DI POSIZIONE

L’edizione 2025, intitolata Infestanti, segna un punto di svolta. Per la prima volta, testemobili ha attivato una residenza artistica scegliendo un tema già di per sé provocatorio e politico. Le infestanti non sono piante senza valore; sono organismi resistenti, privi di status, capaci di crescere dove non dovrebbero. Non chiedono legittimazione, non hanno un nome riconoscibile e proprio per questo sopravvivono. Se estirpate tornano, se osservate curano. “Infestanti” diventa così una metafora dei corpi marginali, delle pratiche artistiche non allineate e dei luoghi considerati improduttivi. Una riflessione che muove tra ecologia, politica e poetica del quotidiano, mettendo in luce quanto il valore culturale possa emergere da ciò che la società tende a trascurare o dimenticare.

Bianca Maria Pandolfi, “Erbario”, testemobili, Valdagno, 2025

ABITARE L’EX INCENERITORE TRA MEMORIA E METAMORFOSI

La restituzione della residenza si è svolta nell’ex inceneritore di Valdagno, edificio industriale riqualificato ma ancora carico di memoria scomoda. Coperto da teli colorati che ne mascherano la struttura in rovina, il luogo si presenta come un corpo ferito, nascosto, inagibile, eppure presente.

Qui l’arte non interviene per “riqualificare” in senso estetizzante, ma lavora per stratificazione, contatto e ascolto. Lo spazio non viene cancellato né risolto, ma abitato nella sua ambiguità, diventando una seconda pelle fragile, porosa e infestata, in cui la memoria si sedimenta insieme all’innovazione.

PRATICHE CHE RESISTONO E GERMOGLIANO

Le pratiche sviluppate durante la residenza — tra installazioni, performance e laboratori — non cercano l’effetto spettacolare. Agiscono lentamente, come le piante, catalogando, contaminando, ascoltando, staccando superfici, tessendo relazioni tra umano e non umano. È un’arte che non occupa lo spazio ma vi cresce dentro, accettandone i limiti e le contraddizioni, e rivelando la resilienza e l’intelligenza di ciò che sfugge alle categorie tradizionali.

Gli artisti coinvolti hanno tradotto il tema in modi differenti. Bianca Maria Pandolfi, con l’editoriale Erbario, ha creato un laboratorio di contatto e riconoscimento delle piante locali. Eleonora Busato, con la serie fotografica Viste da terra, ha contaminato la cianotipia con decotti di erbe infestanti, trasformando percezione e processo. Loris Albanese, con Gyaku – La voce del contrario / Tannografie, ha realizzato un’installazione site-specific e performance con legno di paulownia e piante raccolte localmente. Silvia De Vicari, con Bocca di carico, ha restituito la materialità dello spazio e della sua memoria attraverso strati di lattice sulle superfici dell’inceneritore. Infine, Alessandro Truffa, con la video-installazione Beaver Behaviour, ha indagato il rapporto tra paesaggio e specie percepite come infestanti osservando i castori nella Cropton Forest (UK).

Eleonora Busato, “Viste da terra”, testemobili, Valdagno, 2025

PROVINCIA COME TERRENO FERTILE

In testemobili la provincia non è un contesto da riscattare, ma un terreno fertile per sperimentazioni che altrove sarebbero più difficili. Valdagno diventa un luogo in cui l’arte può permettersi di essere delicata, collettiva e imperfetta.

Come le infestanti, il progetto cresce senza chiedere autorizzazione, radicandosi nel territorio e trasformandolo dall’interno. Non per renderlo “centrale”, ma per restituirgli complessità, vitalità e resistenza, mettendo in discussione le gerarchie culturali e il concetto stesso di margine.

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Jasmine Miraval
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