DAG a Gorizia: quando i dati ci fanno riscoprire la natura

Tra rigenerazione urbana e paesaggio digitale, l’ex Galleria Bombi diventa Digital Art Gallery: 1.000 metri quadrati di LED immersivi inaugurati con Data Tunnel di Refik Anadol, progetto nato nel contesto di GO! 2025.

Nel cuore di Gorizia la storica Galleria Bombi, costruita in epoca asburgica e utilizzata come rifugio durante la Prima Guerra Mondiale, è stata riqualificata e trasformata in DAG – Digital Art Gallery, uno spazio immersivo che conduce il visitatore in un percorso di 300 metri, di cui 100 completamente rivestiti da LED di ultima generazione.

Non si tratta soltanto dell’opera digitale più grande d’Europa, ma di un intervento che si inserisce nel solco di GO! 2025 – Nova Gorica/Gorizia Capitale europea della Cultura, lasciando alla città un’infrastruttura permanente. Il finanziamento PNRR, il coordinamento del Comune di Gorizia, il supporto della Regione Friuli-Venezia Giulia e la collaborazione con MEET Digital Culture Center delineano un progetto che inscrive la città in una geografia della digital art.

La vera domanda, tuttavia, non è quanto sia grande lo schermo, ma che cosa produce culturalmente questa trasformazione.

Refik Anadol, “Data Tunnel”, DAG, Gorizia, 2025, ph. Fabrice Gallina

DATA TUNNEL: LA NATURA TRADOTTA IN ALGORITMO

A inaugurare lo spazio, dal 16 dicembre 2025 e per un anno, è Data Tunnel di Refik Anadol, artista internazionale noto per le sue sperimentazioni con l’intelligenza artificiale e l’estetica dei dati. L’opera utilizza il Large Nature Model, sistema di AI addestrato su dataset ambientali open source provenienti da istituzioni scientifiche internazionali. Texture botaniche, ecosistemi e ritmi atmosferici vengono rielaborati in un flusso visivo continuo che attraversa l’intera curvatura del tunnel.

L’esperienza è immersiva, multisensoriale, calibrata da un sistema audio progettato per accompagnare il movimento del visitatore. Non c’è frontalità, non c’è quadro; c’è solo attraversamento. Eppure ciò che colpisce non è la potenza tecnologica, pur sostenuta da un complesso apparato digitale, bensì il cortocircuito percettivo che l’opera genera.

Refik Anadol, “Data Tunnel”, DAG, Gorizia, 2025, ph. Fabrice Gallina

IL PARADOSSO DEL DENTRO E DEL FUORI

Uscendo dalla DAG si ritorna alla città reale, ai paesaggi del Friuli-Venezia Giulia, alla natura concreta che circonda Gorizia, ed è qui che emerge un paradosso. Dentro il tunnel osserviamo la natura mediata dall’algoritmo con un’attenzione quasi contemplativa. Fuori, quella stessa natura esiste già, non trasformata in dato, non amplificata da LED, ma raramente la guardiamo con la stessa intensità.

Serve un’installazione tecnologica per riattivare lo sguardo? È un interrogativo che Data Tunnel lascia sospeso. La tecnologia non sostituisce il paesaggio, sembra però necessaria per rendercelo di nuovo percepibile. In questo senso l’opera trascende la mera celebrazione dell’AI, riflettendo piuttosto sulla nostra soglia di attenzione.

Refik Anadol, “Data Loading”, DAG, Gorizia, 2026, ph. Fabrice Gallina

DATA LOADING: RENDERE VISIBILE IL PROCESSO

Dal 13 febbraio 2026 l’installazione si è ampliata con Data Loading, sezione introduttiva che mostra i dataset naturali prima della loro elaborazione algoritmica. Il visitatore osserva le matrici grezze, immagini, pattern e frammenti di ecosistemi prima che vengano trasformati nelle sequenze Coral, Flora e Fauna. La costruzione dell’opera diventa così trasparente e la tecnologia non è più solo effetto spettacolare ma strumento di riflessione sul rapporto tra natura e dati.

CULTURA COME RESPONSABILITÀ URBANA

La trasformazione di Galleria Bombi va oltre la riqualificazione architettonica, ridefinendo il ruolo dello spazio pubblico nel tessuto urbano. L’intervento restituisce alla città una struttura portante dedicata alla cultura digitale, accessibile gratuitamente su prenotazione. Non si tratta soltanto di dotare Gorizia di un’attrazione tecnologica, quanto di introdurre un dispositivo capace di modificare la percezione di un luogo storicamente attraversato come passaggio e rifugio. Il tunnel diventa ambiente, il transito si fa permanenza, l’esperienza individuale si intesse in una dimensione collettiva. In questo scarto si misura la portata culturale dell’intervento.

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Jasmine Miraval
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