Ariadne auf Naxos al Teatro dell’Opera di Roma

Può l’Opera attingere ai linguaggi dell’arte contemporanea per avere nuova linfa? Giorgia Basili ci porta al Teatro dell’Opera di Roma e ci racconta – attraverso il nuovo allestimento dell’Arianna di Nasso – la bellezza di un settore come quello dello spettacolo dal vivo, che si pone nuovi obiettivi di sopravvivenza e sviluppo.

Dal 4 al 10 marzo è andato in scena presso il Teatro dell’Opera Ariadne Auf Naxos, musica di Richard Strauss con libretto di Hugo Von Hofmannsthal. Il nuovo allestimento è stato curato dal Teatro dell’Opera di Roma in collaborazione con il Semperoper Dresden, magnifico teatro lirico della città tedesca. Il direttore è Maxime Pascal mentre la regia è affidata a David Hermann.

Un allarme prima dell’inizio dell’Ariadne auf Naxos viene lanciato dai professionisti dello spettacolo: “Il nostro è l’unico settore produttivo in Italia con una vacanza contrattuale ultraventennale. A questo si aggiunge il vincolo sul turnover, che limita le assunzioni a tempo indeterminato, riducendole del 25% in teatri che già soffrono una grande carenza di organico con il rischio di compromettere la qualità e la continuità della stagione artistica. Anche nel percorso di riforma del codice dello spettacolo manca un vero confronto da parte della politica nazionale con le organizzazioni sindacali, ignorando le istanze di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Senza un impegno serio e un dialogo concreto da parte del Ministero, il destino del nostro mondo è davvero a rischio. Chiediamo con forza che si rialzi un confronto vero e concreto al fine di restituire dignità, stabilità e prospettiva a chi ogni giorno rende possibile tutto questo. Noi non difendiamo solo i nostri posti di lavoro, ma la possibilità che questo teatro continui a essere un luogo vivo, autorevole, capace di produrre arte, consapevoli del fatto che indebolire un teatro dell’opera che produce cultura indebolisce l’intera comunità che se ne alimenta”.

Il Teatro dell’Opera di Roma si presenta quindi con nuove missioni, per reagire alla crisi del settore dello spettacolo dal vivo: avvicinare il pubblico dei giovanissimi, fare della danza e dell’opera lirica dei campi culturali che siano meno elitari, sopravvivere alla scarsità dei fondi statali. Eppure, questi sembrano essere degli obiettivi comuni a molte discipline artistiche — dall’arte visiva al cinema, passando per la letteratura. 

Chissà che la soluzione possa essere contaminare i diversi ambiti. L’Opera potrebbe allora attingere all’arte contemporanea visiva come nuova linfa.

Ariadne auf Naxos, “un totale”, Teatro dell’Opera, Roma, 2026, ph Fabrizio Sansoni

Ma torniamo all’Ariadne auf Naxos, capolavoro del Novecento.  L’idea dell’opera fu del poeta Hofmannsthal che con Strauss aveva stretto un vero e proprio sodalizio che durò più di 20 anni — come fu per Da Ponte e Mozart. In questo lavoro convivono inaspettatamente Opera lirica, commedia, meta teatro in un risultato paradossale e tragicomico che riesce a far ridere e a commuovere allo stesso tempo, nonostante la scrittura appartenga a un secolo fa e il linguaggio stesso, l’espressione, la musica siano lontane anni luce dall’attualità. Ed è proprio questo che sorprende nel Teatro dell’Opera.

Il giovane musicologo Giuliano Danieli, il quale sta facendo un ottimo lavoro di sensibilizzazione sulla pagina Instagram ufficiale del Teatro dell’Opera, riassume ciò a cui si assiste: convivono due opere in una. Innanzitutto, il Prologo racconta il dietro le quinte del teatro. Due compagnie incompatibili, da una parte i comici dell’arte, dall’altra cantanti di “Opera seria” sono costretti a mettere in scena contemporaneamente una commedia e una storia ispirata ad Arianna di Nasso, la donna che —  dopo aver aiutato Teseo a fuggire dal Labirinto del Minotauro —venne abbandonata dall’eroe su un’isola deserta.

Ariadne auf Naxos, Dan Karlström (Tanzmeister), Ziyi Dai (Zerbinetta), Lukáš Zeman (Perückenmacher),Teatro dell’Opera, Roma, 2026, ph Fabrizio Sansoni

Le scene sono state affidate a Jo Schramm che usa in maniera intelligente una parete bianca, un apparato minimalista, con tre porte da cui fanno avanti e indietro i personaggi dello spettacolo. Ci troviamo nella casa di un ricco aristocratico a Vienna. Gli ospiti attendono di assistere alla rappresentazione della prima di Ariadne auf Naxos scritta da un giovane compositore, seguita da una commedia all’italiana. Improvvisamente, il maggiordomo comunica che i due spettacoli si dovranno tenere nel medesimo istante dopo la cena, per ottimizzare i tempi e passare velocemente all’intrattenimento dei fuochi d’artificio.

 Il genere della Farsa italiana è rappresentato da Zerbinetta —interpretata dalla soprano Ziyi Dai —, poi Arlecchino, Scaramuccio, Truffaldino e Brighella. Zerbinetta è la donna pratica, esperta in amore, civettuola e disillusa, eppure il suo personaggio nel Prologo aderisce completamente alla seconda parte in cui l’Opera viene eseguita. Dall’altra parte, la Soprano che si appresta a ricoprire il ruolo di Arianna — interpretata da Axelle Fanyo — nel Prologo rivela il suo lato da Primadonna, superba ed esigente, desiderosa di essere servita e riverita in quanto si percepisce al di sopra degli altri, mentre nel secondo atto cambia e diventa altro: figura mitica, grave, malinconica, pronta a sacrificarsi per il perduto amore.

 Il palcoscenico si trasforma, dopo il Prologo, per l’esecuzione del dramma e della commedia fusi insieme.

A sinistra cartoni che rappresentano alberi-quinte, a destra una scogliera lugubre e nera, il punto dove Arianna viene abbandonata da Teseo, rispecchia il cuore affranto della donna, le cui pareti sono desolate, cupe, umide di lacrime e delle violente onde del ricordo. A sostenere la donna troviamo tre ninfe. Eco, Driade e Naiade, tuttavia, non emanano l’energia di una laguna fertile, corrispondono bensì anch’esse, come megafoni, al temperamento emotivo di Arianna. Qui è buono il lavoro della costumista Michaela Barth, non sempre convincente — ad esempio nel secondo costume di Bacco in camicia informale e pantaloni.

Ariadne auf Naxos, Manuel Günther(Brighella), Karl Huml (Truffaldino), Matteo Ivan Rašić(Scaramuccio),Teatro dell’Opera, Roma, 2026, ph Fabrizio Sansoni

Alcune delle vesti dei teatranti della commedia dell’arte sembrano essere attinte dal periodo barocco e Rococò, non è un caso che uno dei momenti topici in cui Zerbinetta corteggia il giovane compositore richiami un celebre quadro francese di Jean-Honoré Fragonard: L’altalena (conosciuto anche come I fortunati casi dell’altalena) del 1767, parte della Wallace Collection, che rappresenta l’incontro clandestino tra due amanti in una fitta boscaglia. Ciò che l’atmosfera rarefatta contribuisce a concertare è un episodio di frivolezza, seduzione amorosa e spensieratezza. Inoltre, funziona bene il cambio di luci, sulle quinte di sinistra, all’entrata in scena dei personaggi della Commedia dell’arte: gli alberi si colorano di guazzi luminosi, introducendo delle lievi pennellate acquarellate.

E se Arianna aspetta Ermes, Araldo degli araldi, per alleviare la sua disperazione e passare nel regno dei morti, al suo posto arriva invece Dioniso, balsamo che lenisce e diventa artefice di un passaggio spirituale verso una vita ubriaca di vita. 

Dioniso salva Arianna e si salva grazie al suo lato umano e fallibile:

“E i tuoi dolori mi hanno arricchito,

Mi trema il cuore divinamente,

Le stelle eterne moriranno prima che la morte ti strappi dal mio abbraccio”.

Arianna di Nasso risulta quindi la storia di un conflitto finito bene: due registri completamente diversi si scontrano inizialmente, trovano poi una liaison. Non è il cinepanettone di De Sica versus il cinema d’essai, Scary Movie 6 contrapposto a Povere Creature, popolare e intellettuale, è la risoluzione mediana ai due poli che deriva dal comprendere quando è tempo di amare e soffrire, quando è invece tempo di prendersi poco sul serio per sorridere dei guai, degli inghippi che ostacolano la nostra costante esigenza di essere performanti.

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Giorgia Basili
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