Grandi collezioni rivisitate, esperienze contemporanee in Palazzi nobiliari e giovani gallerie che riprendono possesso di intere aree urbane: a Madrid, alla fine della fiera, resta l’arte
“ARCOmadrid è iniziata nel febbraio del 1982, nell’apice della Movida madrilena, un’esplosione controculturale che nacque dopo la fine del Franchismo e fu caratterizzata dalla sperimentazione nella musica, nel cinema, nelle arti visive e nella vita notturna: la fiera è profondamente radicata nel vibrante ecosistema artistico della città e vogliamo mantenere questa dinamica viva e in crescita”, ha raccontato la direttrice, Maribel López, nei giorni della fiera spagnola (5-9 marzo). E se l’anno scorso la temperatura dell’arte in città ci era apparsa tiepida, quest’anno la Madrid fuori dai padiglioni di IFEMA è sembrata scoppiare di energia, a partire da una delle sue istituzioni iconiche: il Museo Reina Sofía.
Al quarto piano, dallo scorso 18 febbraio, è in scena il nuovo riallestimento della collezione permanente del Museo, indagata attraverso opere e sezioni tematiche che partono dal 1975 e arrivano all’attualità, abbracciando il cinquantesimo anniversario della fine della dittatura e la nuova vita della Spagna democratica e liberale.
COSA RESTA DELL’ARTE DOPO ARCO MADRID: IL MUSEO REINA SOFÍA
Eppure Colección. Arte Contemporáneo: 1975-Presente, più che reinterpretare il passato in cerca di uno specchio per la società attuale, parte dai movimenti controculturali che ampliarono i confini della sensibilità, includendo il femminismo, la coscienza ambientale, la decolonizzazione, la questione queer e del periodo nero dell’eroina e dell’AIDS, offrendo molteplici sponde per addentrarsi nelle ultime tendenze dell’arte spagnola, difficilmente conosciuta in Italia. Oltre a questo, il nuovo riallestimento racconta anche dei parallelismi iberici con le “onde globali” dell’arte, guidate dai mercati: il ritorno alla pittura, l’arrivo del “profeta” Andy Warhol in Spagna (a Madrid fu nel 1983, alla galleria Vijande); le manifestazioni sociali riprese da Iván Zulueta anche attraverso il suo film più famoso e più underground: Arrebatos, 1979, pellicola che racconta dell’uso di eroina e il sesso come spazio di libertà per spazzare via lo spettro del regime. E ancora: il potere della figura femminile narrato da Esther Ferrer; una grande sala dedicata a Beatriz González, artista colombiana tra le più riconosciute dell’area iberoamericana, recentemente scomparsa e oggi in mostra al Barbican di Londra nell’itineranza della sua retrospettiva intitolata proprio “Beatriz González”, iniziata lo scorso anno alla Pinacoteca di San Paolo e che proseguirà al Fernley Astrup di Oslo; gli esempi dello “Strutturalismo” degli anni ’70; fino a June Crespo, Dora García e Ignasi Aballí: una vera e propria immersione che richiede diverse ore di presenza.
LE GALLERIE DI CALLE DR. FOURQUET
A pochi passi dal Museo Reina Sofía e dal centro culturale La Casa Encendida, si incontra un’altra sorpresa: in Calle Dr. Fourquet, che già fu la base della storica galleria Helga de Alvear e che da alcuni anni ospita anche la sede madrilena della messicana Hilario Galguera, sono tornate spontaneamente un gruppo di gallerie i cui spazi hanno tutto a che fare con una dimensione domestica (in termini di metri quadrati), con vetrina sulla strada, piuttosto che con le esagerazioni architettoniche. Il cambiamento è iniziato, come ci raccontano dalla galleria Artizar – che ha sempre avuto la sua sede a Tenerife e che ha aperto pochi mesi fa proprio in Calle Fourquet – verso la fine dello scorso mese di settembre: ora sono radunate qui The Goma, F2 Galeria, Galeria Silvestre, MPA Room, T20, Xavier Fiol, le più affermate 1Mira Madrid, Mainsterra Valbuena, Juan Sílio e Espacio Mínimo oltre, appunto, a Galguera.
I DISTRETTI ARTISTICI DI MADRID
E mentre il distretto di Calle Dr. Fourquet rinasce, le gallerie madrilene nell’area intorno al Museo del Romanticismo, al lato del metrò Alonso Martínez, continuano ad essere una certezza. Al numero 11 di Calle San Lorenzo, tre “imperdibili”: Elba Benítez, La Cometa ed Ehrhardt Flórez. Proprio da Flórez, l’artista catalana Laia Estruch (1981), che l’anno scorso ha avuto una sua personale al Reina Sofía, invita lo spettatore ad attivare l’opera: bisogna attraversare strutture gonfiabili per accedere allo spazio vuoto della galleria – una riflessione sulla percezione e il concetto di “soglia” che diventa visibile e materiale. Arañas del Paraíso e Sobre los orígenes del arte I-II danno continuità alle ricerche di María Fernanda Cardoso sul comportamento e le strutture dei ragni tessitori, nella sede spagnola della galleria colombiana La Cometa. Attraverso la macrofotografia, Cardoso rivela la complessità geometrica di questi organismi a otto zampe che l’artista definisce “i più colorati, stravaganti, sexy e affascinanti del pianeta“. Facendo eco a questa idea di soglia, il progetto Los olvidos di Miroslaw Balka indaga luoghi di transito che invitano ed esigono passaggio. In questa installazione, presentata alla Elba Benítez, l’artista utilizza comuni zerbini per trasformare la memoria in un passaggio tra ciò che guadagniamo e ciò che perdiamo.
LA TRAVESÍA CUATRO E PEDRO CERA
Nelle vicinanze, alla Travesía Cuatro, la pittrice Ana Prata rilegge il genere della natura morta a partire dalla storia dell’arte, con echi a Giorgio Morandi e Eleonore Koch. Da Albarrán Bourdais, una retrospettiva di Annette Messager, Désir/Désordres, percorre la carriera dell’artista francese dal 1989 al 2024, combinando capelli, disegno, tessuto e fotografia per ritrarre corpi presenti, assenti e desideranti. Infine, alla Pedro Cera, Berlinde De Bruyckere presenta Plunder, la sua prima personale nella sede spagnola della galleria lisboeta. Il termine “plunder” (saccheggio) definisce anche stavolta la sua poetica: un’indagine sulla spoliazione interiore, fisica ed ecologica, tradotta in sculture che utilizzano pelli, cera e materiali di recupero.
PAUL MCCARTHY ALLA BOWMAN HAL
Alla Bowman Hal, galleria inserita negli spazi di SOLO Collection, in collaborazione con Hauser & Wirth, una eccezionale mostra di disegni di Paul McCarthy: “A&E, Adolf & Eva, Adam & Eve, Drawing Sessions”. Un corpus di opere su carta e video, nato tra il 2020 e il 2022 dalle sessioni di performance con Lilith Stangenberg, dove la sigla “A&E” opera come una convergenza di riferimenti: Adolf & Eva, Adam & Eve e Arts & Entertainment. Riassumendo, McCarthy interpreta un personaggio chiamato Adolf – che evoca Hitler e un’incarnazione grottesca dell’autorità – mentre Stangenberg veste i panni di una Eva che oscilla tra le figure di Eva Braun, l’Eva biblica e Marilyn Monroe. Emergendo direttamente dalle performance, i disegni diventano registri crudi in cui le identità si contaminano e si sovvertono continuamente, con continui riferimenti al passato e all’attualità.
A MADRID L’ARTE SI FA (ANCHE) IN UN’EX SEGHERIA
Vicinissimo all’iconica stazione di Atocha, si trova la Serrería Belga, un edificio industriale dell’inizio del XX secolo ristrutturato come centro culturale nel cuore del cosiddetto “Paseo del Arte” – il viale che tocca il Reina Sofía, la Casa Encendida, il Museo del Prado e la Collezione Thyssen. La Serrería Belga, un’ex segheria, rappresenta oggi uno dei poli della vita artistica madrilena, con un turnover costante di mostre. Durante ARCO è stata la volta della collezione della società immobiliare Idealista: in occasione del suo venticinquesimo anniversario, l’azienda ha mostrato per la prima volta al pubblico una selezione significativa della sua raccolta, nata circa quindici anni fa e che oggi riunisce opere di artisti di Europa, continente Americano, Africa e Asia, concentrandosi principalmente sulla fotografia e la videoarte come strumenti d’indagine della realtà contemporanea. Metamorfosis: espacio y sociedad en la colección Idealista, curata da Elisa Hernando, ha presentato più di 120 lavori realizzati da 58 artisti internazionali, tra cui grandi nomi come Teresa Margolles, Liu Bolin, Regina José Galindo, Georges Rousse e Massimo Vitali.
Proseguendo sul “Paseo del Arte”, eccoci ad onorare il danese Vilhelm Hammershøi (1864-1916), al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza. Recuperato dalla galleria svizzera Hauser & Wirth, a cui si deve la prima retrospettiva del pittore dopo lunghi anni e la sua rinnovata popolarità tra le nuove generazioni di artisti, storici e pubblico, Hammershøi arriva in Spagna per la prima volta, in collaborazione tra il Thyssen-Bornemisza e il Kunstmuseum di Zurigo. “L’occhio che ascolta” è il sottotitolo perfetto per affrontare più di cento lavori dove l’ambiguità degli ambienti, degli sguardi, delle situazioni ritratte in colori grigi, aprono molteplici interpretazioni, arricchite da connessioni con altri artisti europei e dal contesto danese dell’epoca, tanto che la stessa mostra accosta le opere di Hammershøi a quelle di altri Maestri del passato, tra cui olandesi del XVII secolo e nomi dell’Ottocento e Novecento.
IL PALACIO DE LIRIA
Per concludere l’itinerario, un altro luogo speciale che recentemente si è aperto al contemporaneo: il Palacio de Liria, casa del Duca d’Alba. Dopo le scenografiche installazioni di Joana Vasconcelos dell’anno scorso, ora è la volta dell’artista madrileno José María Sicilia (1954), rappresentato dalla galleria francese Chantal Crousel. Il progetto “Noites e Dias” riunisce circa venti opere, includendo creazioni recenti e pezzi di fasi precedenti, tracciando un’ampia visione del percorso di Sicilia negli ultimi decenni, attivando nelle sale della residenza nobiliare un campo di risonanze tra la biografia dell’artista, la memoria del palazzo e l’esperienza del visitatore. Specchi, impronte digitali, incisioni, pittura, fotografia e forme scultoree di estrema delicatezza si sovrappongono a una nuova illuminazione, creando ambienti unici in dialogo con la collezione esistente nel palazzo che annovera, tra le altre, opere di El Greco, Goya e Ribera. Un insieme di riflessi, che rivelano una grammatica visiva basata sul riconoscimento della storia dell’arte, sui legami familiari e su un immaginario culturale condiviso. Quella condivisione, quell’abbraccio dell’arte che attraversa la storia e arriva alle giovani esperienze, che nella Madrid “della movida” continua a propagarsi anche ben oltre i giorni della fiera.
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