A Treviso Stefania Serio ridefinisce la provincia come spazio attivo 

Alla Galleria dell’Eremo di Rua, in provincia di Treviso, Aufhebung di Stefania Serio trasforma la pittura in un processo aperto e condiviso. Il risultato è un’esperienza che coinvolge lo spettatore e ridefinisce il ruolo della provincia come spazio attivo.

Dal 20 dicembre 2025 al 25 gennaio 2026, alla Galleria dell’Eremo di Rua (TV), la mostra personale Aufhebung di Stefania Serio, a cura di Luca Truccolo, ha trasformato la pittura in un terreno di esperienze condivise. In una provincia ancora troppo spesso vista come spazio marginale rispetto ai grandi circuiti culturali, il progetto ribalta l’idea di periferia come vuoto. Qui la pittura condensa un’atmosfera in divenire, in cui stratificazioni di colore aprono diversi scenari e ritmi possibili all’immagine che osserviamo. Si tratta di abitare un processo attraversato da interruzioni e microfratture, un continuo farsi e disfarsi che interroga la materia, il gesto e la memoria, trattenendo una tensione costante tra controllo e abbandono.

LA MOSTRA CHE RIMETTE AL CENTRO LA PROVINCIA

La pittura diventa allora un tempo da percorrere, come un libro che chiede di essere letto attentamente, lasciando che il tatto percepisca le sue pagine ingiallite e ripiegate. Si avverte in questa scelta un’esigenza di pensiero che sfugge alla mera estetica e si manifesta come una dichiarazione di principio. Un invito a soffermarsi e sentirsi spinti oltre l’ovvio per scoprire cosa accade nel passaggio, sancendo così un patto di presenza tra opera e spettatore.

Stefania Serio, mostra “Aufhebung”, Galleria dell’Eremo di Rua, Treviso, 2025–2026, Installation View

ESPERIENZE CONDIVISE SULLA TELA

L’allestimento costruisce un percorso sensoriale che parte dal quotidiano dell’artista e si apre allo spettatore grazie a rielaborazioni di gesti e momenti vissuti, trasformati dalla sensibilità di Stefania Serio in narrazione visiva. La disposizione delle opere negli spazi della galleria consente di osservare, percepire e quasi partecipare agli atti che hanno generato i dipinti, creando un nodo di condivisione che unisce i visitatori. Lo spettatore è chiamato a muoversi, respirare e sentire ciò che accade tra materia, movimento e ricordo. 

Anche i titoli dei quadri, spesso ironici o parte del gioco narrativo, guidano l’osservatore in questo percorso di senso in cui ogni dipinto invita a entrare nella visione di Serio, a riconoscere ciò che ci è familiare e rielaborarlo insieme. È in questa apertura che si rivela il significato più profondo della mostra, dove la pittura diventa medium di relazione e di esperienza collettiva.

TRA RUMORI FAMILIARI E ASTRAZIONI ELETTRONICHE

Durante il finissage, avvenuto lo scorso 25 gennaio, la performance sonora teorizzata dall’artista con KNOBBB, collettivo nato all’interno dell’ecosistema padovano CIRQUIT, ha introdotto un elemento che trasforma la pittura amplificandone il linguaggio. Serio, insieme al collettivo, ha costruito un attraversamento sensoriale che rielabora campionamenti di gesti quotidiani, dal suono del caffè che sale dalla moka, al tintinnio dei bicchieri, fino al rumore delle uova che si rompono, attraverso sintetizzatori e improvvisazione elettronica. Ogni frammento di quotidianità diventa linguaggio poetico, andando oltre la sperimentazione tecnica e la performance convenzionale, per restituire alla mostra la dimensione sensoriale di ciò che siamo e facciamo senza pensarci.

Questo dialogo tra pittura e suono si configura dunque come un gesto critico sul modo in cui ci avviciniamo all’arte, mettendo in luce la sua capacità di creare legami e facendo sentire chi osserva parte attiva di un racconto in evoluzione. La musica elettronica ci richiama qui, attraverso ritmi e timbri familiari, a considerare che l’ordinario è già un campo di apertura poetica, se sappiamo ascoltarlo.

Stefania Serio, dettaglio opera, mostra “Aufhebung”, Galleria dell’Eremo di Rua, Treviso, 2025, Installation View

PERIFERIA COME SPAZIO DI PENSIERO E LABORATORIO DI SENSO

Ciò che è avvenuto a Rua è un’esperienza in cui le persone sono state invitate a trasferire la percezione corporea e sensoriale fuori dalla galleria, dimostrando come l’arte possa trasformare spazi comuni in luoghi di dialogo e partecipazione. La provincia si è mostrata come laboratorio creativo di senso, capace di sperimentare pratiche ibride che ridisegnano il rapporto tra pubblico, spazio espositivo e opera. L’arte scardina così il ruolo presunto di intrattenimento, diventando occasione di relazione e riflessione critica.

In un contesto che fatica a investire nella cultura, progetti come questo mostrano che non esistono “zone secondarie” se il lavoro che vi si compie è capace di ricucire i rapporti tra opera, spazio e comunità. L’incontro tra pittura e suono a Rua restituisce un nuovo sguardo su ciò che significa fare arte qui, mettendo in discussione l’idea che la cultura sia qualcosa che arriva “da fuori” e mostrando invece come possa nascere e fiorire dall’interno dei territori stessi. Il centro si sposta così da geografico a esperienziale, dove contano le modalità con cui l’arte produce senso, stimola attenzione e favorisce il confronto tra persone.

UNO SGUARDO CRITICO ALLA DIALETTICA CENTRO-PERIFERIA

Questa proposta rompe la contrapposizione tra centro e periferia, tra grande e piccolo, non perché ne riduca l’importanza, ma perché ne rilegge i termini. Attraversare la mostra e partecipare al finissage significa entrare in un tempo dilatato dove il gesto quotidiano diventa narrativa condivisa e la memoria individuale si intreccia con quella collettiva.

Stefania Serio ci mostra che la pittura e il suono possono essere molto più che meri strumenti estetici, diventando veicoli di attivazione, punti di contatto tra persone e spazio, tra presente e ricordo. L’ironia dei titoli, la precisione dei gesti, la dimensione immersiva dell’intervento sonoro rendono Aufhebung un esempio concreto di come l’arte in provincia possa avere un impatto critico e partecipativo senza attendere conferme dai centri canonici, enfatizzando così l’autonomia e la vitalità dei territori locali.

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Jasmine Miraval
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