Inaugurato a Roma negli spazi di Studio Orma, Arrocco è un’installazione immersiva che esplora il confine tra vita e creazione. Nata da un sogno di Marco Celentani, l’opera mette in scena la poetica di Paolo Martellotti tra scultura, memoria e materia.
Nel panorama artistico romano, dove la tradizione spesso fatica a dialogare con l’innovazione, sorge una realtà che sta ridefinendo il concetto di spazio espositivo: Studio Orma. Situato nel quartiere Monteverde, lo studio ha recentemente inaugurato Arrocco, un’installazione nata dalla collaborazione tra l’architetto e artista Paolo Martellotti e il giovane artista e curatore Marco Celentani. Non si tratta di una semplice mostra di sculture, ma di un’opera ambientale totale, un’architettura della memoria che occupa lo spazio fisico e mentale dello spettatore. Il progetto, visitabile fino al 23 aprile 2026, segna un punto di svolta per Studio Orma, confermandolo come uno dei centri di sperimentazione più promettenti della Capitale.
IL SOGNO CHE SI FA ARCHITETTURA: LA GENESI DI ARROCCO
L’idea alla base di Arrocco non nasce da una pianificazione a tavolino, ma da un’immagine onirica. Marco Celentani, che per circa un anno è stato assistente di Martellotti, ha trasposto in installazione un sogno in cui il maestro appariva quasi inaccessibile, protetto dalle sue stesse creazioni.
Paolo Martellotti è una figura poliedrica che da oltre sessant’anni attraversa il mondo dell’architettura, della museografia e dell’arte. Le sue opere e i suoi disegni sono conservati in istituzioni di prestigio internazionale, dal Centre Pompidou di Parigi al MAXXI di Roma fino allo State Museum of Architecture di Mosca. In Arrocco, questa immensa eredità si materializza: “Ho avuto un sogno, un’immagine di Paolo che sedeva quasi come se fosse ricoperto da una muraglia di tutte le sue cose. Un’immagine onirica di accumulo del fare di una vita”, spiega Celentani.
Questa “muraglia” è diventata l’elemento centrale dell’installazione: una barriera composta da tronchi, pigmenti, utensili, libri e sculture provenienti dallo storico studio di Martellotti a Trastevere. L’opera divide lo spazio in due, creando una zona di “reclusione” e protezione che richiama la mossa scacchistica dell’arrocco, dove il re si mette al sicuro dietro una barriera. “È un discorso sul fare arte come vita, come quotidianità e come viverci dentro”, continua Celentani, sottolineando che l’installazione intende usare Martellotti come simbolo del rapporto profondo che un artista instaura con il proprio mondo materiale.
L’ESTETICA DEL NON-FINITO: SMANTELLARE IL LINGUAGGIO
Arrocco sfida le convenzioni della museografia tradizionale. Qui, le opere finite perdono la loro sacralità per mescolarsi allo scarto, al bozzetto, alla materia grezza. Paolo Martellotti ha accettato con entusiasmo questa visione, permettendo ai curatori di esporre sculture in casse di plastica o accanto a materiali informi. Edoardo Innaro sottolinea l’importanza di questo processo: “Questo fatto scardina il linguaggio e, scardinandolo, porta a entrare in un meccanismo di comprensione di alcuni procedimenti inconsci del creare. È un’installazione che parla di procedimenti che riguardano l’arte tutta, non questa mostra nello specifico”.
L’esperienza sensoriale è arricchita da un accurato studio del suono e della luce. L’atmosfera è resa vibrante dalle note di William Basinski e da un sistema di illuminazione artigianale che utilizza specchi e acqua per riflettere bagliori in movimento sulle pareti. “Volevamo portarvi in quella dimensione onirica, pensavamo ci dovesse essere un movimento che facesse vibrare la luce”, spiegano i fondatori. Il risultato è un ambiente teatrale, dove l’ombra si allunga e il confine tra oggetto d’arte e strumento di lavoro sfuma definitivamente.
STUDIO ORMA: UN’AMICIZIA NATA AL CAIRO PER CAMBIARE ROMA
Dietro questo progetto c’è la visione di Studio Orma, un collettivo trasformatosi in un network curatoriale guidato da Edoardo Innaro e Marco Celentani. La loro storia inizia lontano, in un’amicizia d’infanzia nata al Cairo, che si è poi consolidata a Roma. Dopo una fase di sperimentazione iniziata nel 2019, il 2020 ha rappresentato il vero spartiacque. “Il Covid è stato per noi un punto di passaggio forte e di realizzazione di questo centro di senso”, afferma Celentani.
Studio Orma non vuole essere solo una galleria, ma un “catalizzatore” di energie. L’approccio è olistico: il collettivo non si limita a selezionare opere, ma a costruire situazioni immersive e spirituali. “Ci unisce una ricerca filosofica sulla coltivazione delle facoltà umane: per noi l’arte è un mezzo per comunicare determinate cose, ma non il fine ultimo”. Con una programmazione ambiziosa che prevede sei progetti inediti per il 2026, lo studio si propone di coltivare una nuova generazione di artisti, pur mantenendo un dialogo aperto con maestri come Martellotti.
La scelta di Monteverde, zona cara ai fondatori, risponde alla volontà di creare un presidio culturale in un quartiere residenziale, trasformando la mancanza di infrastrutture in un’occasione di coesione per la comunità creativa locale. In un’epoca di fruizione rapida, Studio Orma invita alla sosta, alla riflessione e, come suggerisce il titolo della mostra, alla protezione del proprio nucleo creativo più profondo.
LINK
- La sfida delle gallerie italiane in un mercato sempre più incerto e ristretto - Settembre 18, 2026
- L’ecologia dei dati secondo Tommaso Cherubini - Luglio 31, 2026
- RNMW Edition 0: i new media riattivano la Roma classica - Luglio 17, 2026




