CHROMA: l’arte, ponte tra centro e periferia

Alla galleria bocal di Roma è in corso “CHROMA”, mostra che riunisce Tristan Baraduc e il duo Genuardi/Ruta. Un’occasione per riflettere sul valore sociale dell’arte pubblica e su “Playground Torre Spaccata”, il campo da basket di borgata dipinto da Baraduc.

Tutto parte da una terrazza affacciata su un campo da basket abbandonato. Siamo a Torre Spaccata, periferia est di Roma, nel piazzale retrostante la parrocchia di San Bonaventura da Bagnoregio. Da quella terrazza, qualche tempo fa, un giovane parroco, Don Stefano Cascio, e un artista francese, Tristan Baraduc, guardano insieme uno spazio degradato, circondato da palazzoni. Da quello sguardo nasce un progetto che cambierà il volto del quartiere e, adesso, anche una mostra in pieno centro storico.

La mostra si chiama CHROMA ed è in corso fino al 10 luglio 2026 a bocal, spazio non profit dei Pii Stabilimenti della Francia a Roma (istituzione francese in Italia amministrata da Fra Renaud Escande), aperto qualche mese fa in centro, a pochi passi da Piazza Navona, sotto la direzione artistica di Isabella Vitale. Una galleria con ingresso libero su strada, pensata come spazio di accoglienza e dialogo, che per la sua seconda mostra mette in relazione Tristan Baraduc con il duo palermitano Genuardi/Ruta, formato da Antonella Genuardi e Leonardo Ruta. Abbiamo attraversato la soglia per scoprire in cosa consiste.

CHROMA, galleria bocal, Roma, 2026, Installation view, ph. Eleonora Cerri Pecorella

DA CAMPO DA BASKET DI PERIFERIA A OPERA D’ARTE

Playground Torre Spaccata nasce da un incontro fortuito. Dalla terrazza della chiesa, Baraduc riconosce subito il potenziale di quel campo abbandonato come luogo di vita collettiva e propone al parroco di trasformarlo in un’opera. Inaugurato a maggio 2025, il campo è oggi una grande composizione geometrica abitabile, fatta di campiture sature, arancioni, blu, gialli e rossi, che ridefiniscono la percezione dello spazio sportivo.

Un’opera ambientale vissuta quotidianamente, frequentata da bambini, adolescenti, atleti, persone con disabilità, che non si limita a decorare, ma riattiva uno spazio fragile e restituisce dignità a un quartiere troppo spesso confinato nei suoi perimetri.

PERIFERIA IN CENTRO, CENTRO IN PERIFERIA

A bocal, Playground Torre Spaccata arriva attraverso una documentazione video e fotografica. Il mezzo è la chiave di lettura più interessante della mostra. È come se un pezzo di periferia fosse stato trasferito nel cuore della città, per essere visto, conosciuto, attraversato da un pubblico che a Torre Spaccata, molto probabilmente, non metterà mai piedi. E viceversa: il progetto invita gli abitanti del quartiere a entrare nel centro storico, a riappropriarsi di una città che – per dinamiche di overtourism e gentrificazione – sembra ormai espropriata ai romani.

Due mondi distanti, ma appartenenti alla stessa città, che si parlano e si contaminano. Il colore di Baraduc è il dispositivo che rende possibile questo dialogo: non costruisce un’identità nuova, ma rivela ciò che esiste, accompagna i corpi nello spazio, restituisce senso a un luogo.

CHROMA, galleria bocal, Roma, 2026, Installation view, ph. Eleonora Cerri Pecorella

LE OPERE IN MOSTRA: IL COLORE COME DISPOSITIVO

Negli spazi di bocal, Baraduc presenta due lavori inediti: Interface e Réfraction. L’artista parigino, che si muove tra pittura, intervento urbano e installazione ambientale, utilizza la luce per costruire situazioni percettive instabili, al limite tra visibile e invisibile. Réfraction è una rivisitazione di un intervento realizzato a Parigi nel 2020, in cui Baraduc aveva trasformato un container in cantiere in una superficie colorata capace di entrare in armonia con l’ambiente circostante, anziché disturbarlo. Lo stesso principio anima il suo approccio: il colore non si impone, ma rivela ciò che già esiste.

Accanto, il duo palermitano Genuardi/Ruta espone Due satiri danzanti permeavano su tre piedi, opera il cui titolo è tratto da una poesia di Carola Calandra. Si tratta della rivisitazione di un lavoro nato durante la loro residenza alla Fondation CAB di Vence nel 2024, ispirato all’osservazione delle vetrate della Cappella di Vence di Matisse: la luce, filtrando, si deposita sul pavimento e genera nuove forme, nuovi colori, nuove sensazioni. Tre creature ibride – satiri il cui incontro genera ogni volta una terza presenza – abitano lo spazio espositivo e lo trasformano in un dispositivo percettivo dinamico. Un’opera che illustra in modo evidente la pratica artistica del duo, composto da Antonella Genuardi (Sciacca, 1986) e Leonardo Ruta (Ragusa, 1990), che si sviluppa all’intersezione tra pittura, installazione e intervento ambientale. 

Due ricerche distinte ma complementari, che si incontrano sul terreno comune del colore, della luce e della relazione tra opera, architettura e pubblico. Un dialogo che, partendo dallo spazio fisico di bocal, si apre a una riflessione più ampia: quella sull’arte come strumento per costruire ponti, reali o metaforici, attraversare confini sociali e culturali, e immaginare nuove forme di convivenza urbana.

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Alessandro Mancini
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