Nel cuore della Versilia, a pochi passi dalla cattedrale di Pietrasanta, un palazzo settecentesco trasformato in hotel racconta un’idea di ospitalità che coincide con una collezione d’arte. È qui che l’Albergo Pietrasanta diventa un organismo vivo, attraversato da opere che abitano gli spazi come presenze permanenti. Frutto della visione di Rosa e Gilberto Sandretto, attivi nel mondo dell’arte e collezionisti, l’Albergo si è arricchito dal 1996 di un nucleo significativo di arte contemporanea italiana, costruendo un dialogo continuo tra architettura storica e linguaggi contemporanei.
L’ingresso è già una dichiarazione d’intenti: Luigi Ontani, Letizia Cariello, Salvo, Mimmo Rotella e Remo Salvadori accolgono gli ospiti in una sequenza che trasforma il passaggio in esperienza estetica. Salendo, il percorso si stratifica: Nicola De Maria convive con le presenze di Mario Schifano e l’opera site specific di Monica Bonvicini, Loris Cecchini e Letizia Carrello, mentre gli spazi comuni si aprono a ulteriori incursioni artistiche, da Paolo Canevari a Gustavo Vélez fino alle installazioni organiche di Loris Cecchini. Ogni ambiente sembra riscritto dall’opera, in un equilibrio sottile tra vita quotidiana e display museale, dove il confine tra abitare ed esporre si dissolve progressivamente.
Nel corpo più interno dell’edificio, il cortile e le sale posteriori ospitano ulteriori livelli narrativi, fino a una sala interamente dedicata a Gino De Dominicis. Qui si innesta anche una progettualità più recente: Arte in vacanza, curata da Carolina Sandretto in collaborazione con la galleria Viasaterna, che attraversa gli spazi con una selezione fotografica trasversale, dalla sperimentazione contemporanea di Leonardo Magrelli fino ai maestri come Guido Guidi e Giovanni Chiaramonte. È proprio qui che incontriamo Carolina – figlia dei proprietari, fotografa e collezionista lei stessa — , protagonista dell’intervista che segue, per raccontare il progetto e la sua idea di collezione diffusa nello spazio dell’ospitalità.
Come nasce Arte in vacanza?
Nasce da due idee. Innanzitutto io sono fotografa, appassionata e collezionista di fotografia. La mia collezione però non è qui: è divisa tra la mia casa di Milano e quella di Pietrasanta. Da sempre mi interessa promuovere la fotografia, soprattutto in Italia, dove ritengo sia ancora poco rappresentata rispetto ad altri Paesi europei. Esistono alcuni festival molto importanti, ma all’interno dei programmi delle gallerie la fotografia continua a occupare uno spazio più limitato di quanto meriterebbe.
L’altra motivazione riguarda l’Albergo. Quest’anno compie trent’anni e da circa due anni mi occupo dello sviluppo e delle nuove strategie di marketing della struttura. A un certo punto mi sono chiesta perché non portare la fotografia all’interno dell’hotel, offrendo uno sguardo più giovane su un linguaggio che, pur avendo ormai duecento anni di storia, continua a essere percepito come contemporaneo. In realtà la fotografia è molto presente nelle nostre collezioni private. Nelle raccolte dei miei genitori ci sono artisti come Bernd e Hilla Becher e Massimo Vitali. Tuttavia mi interessava creare un progetto dedicato esclusivamente a questo medium.
Come avete scelto la galleria coinvolta?
Ho pensato che fosse importante valorizzare anche le gallerie che lavorano sulla fotografia. Conosco Irene di Viasaterna da diversi anni e avevamo già collaborato in altre occasioni. Le ho inviato un video degli spazi e le ho spiegato che, oltre a una sala vera e propria, gran parte del percorso si sarebbe sviluppata lungo una scala.
La sua risposta è stata immediata: “trovo molto stimolante allestire delle opere in spazi complessi come la rampa delle scale”. È stato perfetto, perché nella sua esperienza espositiva le scale sono quasi uno spazio ideale. Nella sede di Viasaterna a Milano c’è una grande scala che collega la galleria alla sua abitazione e lei ha sviluppato nel tempo una vera competenza nell’allestimento di questi ambienti complessi.
Per me è stata una lezione importante. Basta pensare all’installazione di Guido Guidi all’ultimo piano: riuscire a collocare un’opera in uno spazio in cui il muro esiste solo a tratti, a causa della presenza della scala, è stata una vera prova di allestimento.
Qual era l'idea curatoriale della mostra?
L’idea era quella di far entrare progressivamente la natura all’interno dell’albergo. Si parte dal giardino e si sale fino ad arrivare a un’ipotetica vista sul mare evocata dalle immagini di Takashi Homma. In realtà quella stanza guarda verso Pietrasanta e il Duomo, ma il percorso suggerisce simbolicamente un’apertura verso il paesaggio marino.
Gli artisti sono tutti rappresentati da Viasaterna che ha voluto includere anche un mio lavoro. Inaspettatamente avevo un’opera che dialogava perfettamente con i temi della mostra: Pietrasanta, il cielo, la natura e il paesaggio. Abbiamo quindi deciso di inserirla nel percorso.
Credo che il risultato finale sia molto riuscito. La mostra rispetta gli spazi dell’albergo e dialoga con il carattere domestico della struttura senza entrare in conflitto con la collezione permanente. Anche il colore delle pareti, scelto da mia madre l’anno scorso senza alcuna relazione con il progetto, si è rivelato perfetto.
Effettivamente non è il classico bianco da galleria.
No, è una tonalità tra il giallo di Siena e il senape. È un colore caldo, che normalmente non è semplicissimo da abbinare alla fotografia. Invece ha funzionato sorprendentemente bene. In una white cube gallery tutto è pensato per accogliere le opere; qui invece si tratta di inserirsi in un ambiente già connotato, che riflette il gusto privato della nostra famiglia.
Mi sembra interessante anche il dialogo tra generazioni diverse di fotografi.
Assolutamente. Abbiamo messo insieme artisti molto giovani e figure storiche come Guido Guidi. Ci piaceva creare un confronto intergenerazionale e interculturale.
C’è un passaggio molto bello tra le fotografie di Stefano Caimi e quelle di Guido Guidi; allo stesso modo il mio lavoro dialoga con quello di Giovanni Chiaramonte. La mostra attraversa epoche, tecniche e linguaggi diversi: fotografia analogica, digitale, Polaroid, scanner 3D e processi che vanno oltre l’uso tradizionale della macchina fotografica.
Penso ad Alessandro Calabrese che utilizza la stampante come strumento generativo dell’immagine fotografica, oppure a Teresa Giannico, che costruisce fisicamente dei diorami prima di fotografarli. Ci interessava mostrare come la fotografia contemporanea sia un territorio estremamente aperto e vitale.
Oggi si parla molto di intelligenza artificiale. Quanto sta cambiando la fotografia?
Mi viene in mente una frase di Julie Jones direttrice dal gennaio del 2025 della MEP Maison Europenne de la Photographie. Quando lo intervistai nel suo primo giorno alla MEP disse che l’intelligenza artificiale non rappresenta la fine della fotografia, ma semplicemente un’ulteriore trasformazione del medium.
Questa mostra lo dimostra molto bene. Dodici artisti, dodici generazioni e dodici approcci diversi raccontano una disciplina che continua a reinventarsi. L’AI è soltanto una delle tante possibilità. Esistono ancora artisti che lavorano in analogico, altri che utilizzano strumenti digitali per produrre immagini profondamente materiali. Forse la fotografia è uno dei pochi territori dell’arte contemporanea in cui esiste ancora una libertà così ampia di linguaggi e sperimentazioni.
Pietrasanta è tradizionalmente associata alla scultura. Potrebbe diventare anche una città della fotografia?
Lo spero davvero. Sarebbe uno dei miei desideri più grandi. Pietrasanta ha un enorme potenziale e probabilmente potrebbe accogliere molto bene anche il collezionismo fotografico. È più facile avvicinare qualcuno a una fotografia da 1.500 euro che a una scultura da milioni!
Inoltre esiste già una presenza importante di fotografi. Massimo Vitali frequenta spesso la zona, così come Maurizio Galimberti, nostro affezionato ospite. C’è già un ecosistema che potrebbe essere valorizzato.
Avete già pensato alle prossime edizioni?
L’idea è quella di trasformare Arte in vacanza in un format stabile. Ci piacerebbe coinvolgere altre gallerie italiane e internazionali specializzate in fotografia.
In Francia, per esempio, guardiamo con interesse a Galerie La Ferronnière, Galerie Miranda e Galerie Gouache.
A Roma ci sono realtà come Materia…
Sì, e anche RAW Messina, fondata da Gabriele Stabile e Pax Paloscia, è a Roma. Sono spazi che seguono fotografi interessanti e che potrebbero interpretare il luogo in modi completamente diversi.
Volete limitarvi alle gallerie?
Mi piacerebbe anche invitare artisti a sviluppare progetti site specific, magari trascorrendo un periodo qui a Pietrasanta e costruendo un dialogo diretto con il territorio.
Abbiamo iniziato dalle gallerie perché rappresentano un punto di accesso più immediato per i collezionisti. In futuro il programma potrà diventare ancora più aperto e sperimentale.
Gli artisti di Arte in Vacanza:
Stefano Caimi, Alessandro Calabrese, Giovanni Chiaramonte, Teresa Giannico, Guido Guidi, Takashi Homma, Leonardo Magrelli e Carolina Sandretto
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