Una residenza artistica in Val Tramontina propone l’arte come strumento per rileggere i territori marginali

Curato da Michela Lupieri e promosso dall’Associazione Obliquo nell’ambito di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027, il progetto Geografie Interiori riunisce artisti e artiste in una residenza di ricerca che trasforma il paesaggio montano in uno spazio di sperimentazione, dialogo con la comunità e produzione culturale.

Può l’arte contemporanea contribuire a costruire nuove narrazioni per i territori segnati dallo spopolamento? È la domanda da cui prende forma Geografie Interiori, il progetto ideato e organizzato dall’Associazione Obliquo e curato dalla ricercatrice e docente Michela Lupieri, inserito nel programma di Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.

Dal 29 giugno la Val Tramontina, tra le aree montane del Friuli Venezia Giulia più interessate dal progressivo calo demografico, ha ospitato una residenza collettiva che ha coinvolto Vittoria Assembri, Zeno Franchini e Michelle Jonker, Massimo Ricciardo, Virginia Zanetti e le fotografe Valentina Marchetti e Beatrice Migliorati. Per quasi un mese artiste e artisti hanno vissuto il territorio, condividendo il loro tempo con gli abitanti e trasformando la residenza in un laboratorio di ricerca sul rapporto tra arte, paesaggio e comunità.

GEOGRAFIE INTERIORI: UN MESE DI RICERCA NEI LUOGHI DELLA VALLE

Lontano dal modello della residenza come semplice periodo di produzione artistica, Geografie Interiori mette al centro il tempo dell’ascolto e dell’osservazione. Gli artisti hanno abitato tre luoghi della valle – Casa Abis, Bosco Bandito e Campone – per 23 giorni consecutivi, vivendo il territorio prima ancora di interpretarlo.

Le settimane di lavoro sono state scandite da passeggiate diurne e notturne, esplorazioni dei sentieri, bagni nelle Pozze Smeraldine, camminate lungo le grave del Meduna, raccolta di erbe spontanee e laboratori dedicati alla cesteria della tradizione tramontina. A queste attività si sono affiancati incontri con professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari, dalla botanica all’editoria indipendente, oltre a momenti di confronto con la comunità locale.

La residenza si è sviluppata come un’esperienza profondamente interdisciplinare, nella quale l’arte contemporanea ha dialogato con geografia, botanica, artigianato, fotografia, studi sul paesaggio e patrimonio immateriale. Ad ogni approfondimento teorico è corrisposta un’attività sul campo. In questo contesto di ricerca, profondamente intrecciato con il territorio della Val Tramontina e con le persone che lo abitano, il luogo stesso è diventato, per gli artisti e le artiste coinvolti, un agente attivo del processo creativo.

Massimo Ricciardo e Vittoria Assembri, residenza artistica Geografie Interiori, Val Tramontina, 2026, ph. Valentina Iaccarino

I QUATTRO TEMI DELLA RICERCA

L’intero progetto si sviluppa attorno a quattro nuclei di ricerca che intrecciano pratiche artistiche e patrimonio culturale locale. Cibo, artigianato, acqua e suono sono gli elementi attraverso cui la comunità racconta il proprio territorio e che, ancora oggi, ne definiscono l’identità. Più che attingere a un immaginario folkloristico o turistico, Geografie Interiori sceglie di indagare le pratiche quotidiane e la cultura immateriale che continuano a vivere nelle esperienze degli abitanti.

Il primo ambito riguarda il cibo e le erbe spontanee, considerate come uno strumento per leggere il paesaggio. La raccolta diventa un esercizio di osservazione lenta: lo sguardo si abbassa verso il terreno, segue la crescita delle specie vegetali e scopre forme che raccontano il rapporto di coesistenza tra l’uomo e l’ambiente montano.

Il secondo filone è dedicato all’artigianato, con particolare attenzione alla tradizione della cesteria tramontina. Prima dello spopolamento, i cesti erano strumenti indispensabili per trasportare legna, carbone, calce e perfino le macerie del terremoto del 1976; oggi quella pratica è diventata anche una forma di artigianato artistico. 

Al centro della ricerca c’è poi l’acqua, elemento che caratterizza il paesaggio della valle attraverso torrenti, laghi, dighe e le celebri Pozze Smeraldine. Più che soffermarsi sull’aspetto naturalistico, gli artisti riflettono sul rapporto tra ambiente e intervento umano, osservando come le opere idrauliche abbiano trasformato nel tempo il volto della valle.

Infine, il suono viene esplorato nella sua dimensione più ampia. Non solo il paesaggio sonoro naturale, ma anche il linguaggio, i dialetti, le “lingue raminghe”, i cori e le sperimentazioni vocali che ancora oggi fanno parte della tradizione locale. Patrimoni immateriali che continuano a trasmettersi nel tempo e che diventano materia di ricerca per raccontare un’identità collettiva in continua trasformazione.

LA COMUNITÀ COME PARTE DEL PROCESSO CREATIVO

Uno degli aspetti centrali di Geografie Interiori è il rapporto con la comunità locale, presenza attiva fin dalle prime fasi del progetto. La residenza è stata costruita insieme agli abitanti della Val Tramontina, coinvolti nella progettazione delle attività e nella condivisione di conoscenze. È da questo dialogo che gli artisti hanno sviluppato la propria ricerca, confrontandosi con chi vive quotidianamente il territorio e ne custodisce i saperi.

L’obiettivo è anche quello di spostare lo sguardo sulla montagna, troppo spesso raccontata esclusivamente attraverso il tema dello spopolamento. Se è vero che molti borghi della valle portano ancora i segni dell’emigrazione e dell’abbandono, è altrettanto vero che esiste una comunità che ha scelto di restare e continua a costruire il proprio rapporto con questi luoghi.

Più che proporre una narrazione nostalgica o turistica, il progetto considera l’arte contemporanea uno strumento per riabitare temporaneamente questi spazi, generando nuove relazioni tra artisti e abitanti e restituendo un’immagine più complessa e stratificata del territorio.

Vittoria Assembri, Lucia Del Zotto, Zeno Franchini e Michelle Jonker, Michela Lupieri, Valentina Marchetti, Beatrice Migliorati, Massimo Ricciardo, Caterina Erica Shanta, Virginia Zanetti, residenza artistica Geografie Interiori, Val Tramontina, 2026

LE RESTITUZIONI PUBBLICHE DEL PROGETTO

Il percorso di Geografie Interiori è pensato come un processo aperto, scandito da più momenti di restituzione. La ricerca ha trovato una prima restituzione con Situazioni – 6 interventi artistici di una sera per Tramonti di Mezzo, un percorso diffuso tra corti interne e giardini nascosti del paese. Gli artisti hanno proposto esercizi di scrittura, momenti di ascolto, azioni partecipative e piccoli gesti quotidiani, condividendo con il pubblico alcuni frammenti del processo di ricerca.

Il progetto proseguirà con Frammenti – la residenza come processo, una seconda restituzione che porterà la ricerca a Pordenone attraverso un intervento sonoro in filodiffusione tra Corso Vittorio Emanuele II e Corso Garibaldi e una mostra negli spazi dell’Associazione Obliquo.

La ricerca continuerà fino al 2027 con la pubblicazione, insieme a Studiofaganel, di un libro d’artista corale e con una mostra finale dedicata alle opere sviluppate nei mesi successivi alla residenza. Le diverse restituzioni accompagneranno l’evoluzione del progetto nel tempo, invitando il pubblico a seguire la costruzione di una narrazione collettiva nella quale il territorio entra a far parte dell’opera.

QUANDO L’ARTE SCEGLIE I MARGINI

Una scelta controcorrente, quella di scegliere i margini, quando il sistema dell’arte continua a concentrarsi nelle grandi città. Esperienze come Geografie Interiori mostrano come il decentramento possa essere molto più dello spostamento di mostre o residenze fuori dai poli culturali. Lavorare in territori marginali significa confrontarsi con contesti che non condividono necessariamente i codici dell’arte contemporanea. È una sfida che richiede di ripensare anche il ruolo del curatore e dell’artista, chiamati a farsi mediatori tra ricerca contemporanea e comunità locali.

Proprio perché lontani dalle logiche consolidate del sistema dell’arte, questi luoghi offrono uno spazio di sperimentazione raro. Qui la minore istituzionalizzazione lascia maggiore libertà progettuale, mentre la curiosità di chi li abita può tradursi in una partecipazione autentica.

L’arte, naturalmente, non può invertire da sola il declino demografico delle aree interne. Può però cambiare il modo in cui questi luoghi vengono guardati e raccontati, restituendo complessità a territori troppo spesso ridotti alla narrazione dello spopolamento. Progetti come Geografie Interiori suggeriscono che i margini possano diventare laboratori di ricerca culturale proprio perché non replicano i modelli delle metropoli, ma sperimentano nuove forme di relazione. In questa prospettiva, abitare un territorio come la Val Tramontina diventa già un gesto culturale: un modo per costruire nuove geografie dell’arte e riscoprire lo sguardo con cui osserviamo i luoghi.

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Giulia Mazzariol
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