Book Look 2026: a che punto è l’editoria indipendente?

In questa intervista le organizzatrici della manifestazione di Pordenone, giunta alla sesta edizione, raccontano il ruolo del libro oggi, la ricerca editoriale, il rapporto tra carta e digitale, mostre, performance e prospettive future del festival, in vista di Pordenone Capitale italiana della cultura 2027.

Dal 18 al 20 settembre 2026 torna a Pordenone Book Look, la mostra mercato dedicata all’editoria visiva indipendente organizzata dall’Associazione Obliquo in concomitanza con Pordenonelegge. Per la sua sesta edizione, negli spazi dell’Ex Convento di San Francesco si incontrano editori, illustratori, fotografi, artisti, graphic designer e autori italiani e internazionali, in un programma che attraversa libri, fotografia, illustrazione, design e altre forme di ricerca contemporanea. Cuore della manifestazione è il Book Look Market, con sedici case editrici indipendenti e un Guest Corner curato da Obliquo, a cui si affiancano talk, presentazioni, performance e appuntamenti dedicati all’editoria visiva. Tra gli ospiti di quest’anno Joan Fontcuberta, uno dei massimi esponenti della fotografia contemporanea, con una riflessione sulle trasformazioni della fotografia nell’epoca dell’intelligenza artificiale, e Robbie Whitehead, direttore creativo di Apartamento Magazine. Il programma comprende inoltre Libri a colazione, curato da Livia Satriano, e due mostre ai Mercati Culturali Pordenone, entrambe allestite da Studio Gisto: Terrain Vague. Editoria fotografica tra città, margini e territori in trasformazione, a cura di Mauro Zanchi, e Magarìe. Di vita, morte e meraviglie di Elisa Talentino. Abbiamo parlato con le organizzatrici di Book Look Gabriella De Domenico, Lucia Del Zotto, Giulia Manfrin e Caterina Erica Shanta del ruolo del libro oggi, della ricerca editoriale, del rapporto tra linguaggi e pubblico e delle prospettive del festival in vista del 2027, quando Pordenone sarà Capitale italiana della cultura. 

Book Look arriva alla sesta edizione e quest’anno continua a mettere il libro al centro come oggetto da guardare, leggere, progettare e collezionare. Ma che cosa significa oggi considerarlo anche uno spazio di sperimentazione? E quali possibilità offre il formato-libro che altri strumenti non offrono?

Mettere il libro al centro significa sperimentare sia nei contenuti che nella forma. Il libro non è soltanto un supporto che contiene qualcosa ma un oggetto progettato, con una sua presenza, una struttura, un ritmo, dei materiali. Quest’anno questa idea diventa particolarmente evidente perché l’oggetto libro arriva a essere anche il soggetto di due esposizioni adiacenti: Magarìe. Di vita, morte e meraviglie è la mostra personale che permette di entrare nel processo e nell’universo creativo di Elisa Talentino, e Terrain Vague, con selezione a cura di Mauro Zanchi, è costruita intorno a cento libri visivi, tra fotografia, paesaggio e derive critico-estetiche contemporanee, passando da autori e autrici cardine della storia della fotografia, alle sperimentazioni più attuali. È un modo per guardare al libro da prospettive temporali e posizioni geografiche diverse, per continuare ad allargare il campo dell’editoria.

Joan Fontcuberta arriva a Book Look con un intervento dedicato alle trasformazioni della fotografia nell’era degli algoritmi. Se l’immagine è infinitamente generabile e manipolabile, che ruolo può avere ancora il libro stampato? Stampare oggi può essere una forma di resistenza alla velocità e alla volatilità delle immagini digitali, oppure rischia di diventare soltanto un modo nostalgico di restituire loro un’aura di autenticità?

Il libro è sempre contemporaneo. Ogni volta che lo si guarda, attiva un tempo presente di fruizione che richiede attenzione. La forma stampata definisce una certa materialità del contenuto, ma anche una direzione da dare allo sguardo nello sfogliare le pagine. Forse può anche essere intesa come una forma di resistenza, ma stampare e sfogliare un libro significa anche dare una dimensione fisica esperienziale che si definisce in uno spazio di relazione tra corpo, gestualità e presenza attiva nello spazio di fruizione. Il libro stampato è una relazione complessa definita anche da altri sensi che si traducono, ad esempio, nella dimensione del libro, le tipologie di carta e materiali, una certa sequenza, che insieme stabiliscono un particolare rapporto fisico e dialogico tra immagini, parole e fruizione. Quindi il virtuale offre possibilità enormi, ma il libro introduce un altro tipo di esperienza diretta, fatta di presenza, peso, tattilità e tempo. Non si tratta quindi di opporre carta e digitale, ma di riconoscere che si producono relazioni diverse con ciò che si sfoglia. Questo si relaziona molto bene con la riflessione di Joan Fontcuberta sulla spazializzazione delle immagini e la loro produzione contemporanea.

Book Look 2024, ex tipografia Savio, Pordenone
Le scuole di arte e design producono oggi moltissimi oggetti editoriali autoprodotti formalmente impeccabili. Il libro è diventato anche uno strumento attraverso cui una generazione dimostra una certa capacità progettuale. Quando vi trovate davanti a un oggetto perfetto dal punto di vista formale ma più debole sul piano dei contenuti, che cosa vi fa capire che dietro c’è una ricerca e non soltanto un esercizio di stile? E quando un libro, secondo voi, “produce ricerca”?

I criteri su cui basiamo un’ipotetica selezione dipende dai progetti e dagli intenti. Terrain Vague, ad esempio, è una esposizione di libri visivi molto diversi tra loro, ma accomunati da una certa attenzione sia al progetto artistico che li sottende, in termini di ricerca visiva e concettuale, sia come oggetti da collezionare tout-court. Per quanto riguarda Book Look, che è un art book fair, crediamo che il nostro ruolo sia quello di dare spazio alla sperimentazione nel senso più ampio possibile. Ci relazioniamo con case editrici che fanno questo lavoro ogni giorno con professionalità e che hanno sviluppato nel tempo uno sguardo preciso sulla ricerca editoriale. Quello che cerchiamo di fare ogni giorno è allenarci, insieme al pubblico, a guardare meglio ai libri e ai loro contenuti attraverso il lavoro di professionistə e case editrici che consideriamo partner fondamentali dei progetti che sviluppiamo. In questo senso la potenzialità sperimentale e di aggiornamento costante che offre il market, permette un confronto costruttivo continuo tra pratiche, linguaggi e approcci editoriali differenti.

Il 19 settembre Robbie Whitehead, direttore creativo di Apartamento Magazine, arriva a Book Look per raccontare l’evoluzione di Apartamento, da rivista indipendente a realtà editoriale riconosciuta a livello internazionale, espandendosi anche nella pubblicazione di libri e in altri formati. Che cosa vi interessa di questo percorso? E, guardando a un caso come Apartamento, dove pensate passi oggi il confine tra costruire una comunità intorno a un’identità editoriale e trasformare quell’identità in un brand?

Ci interessa soprattutto la capacità di Apartamento di aver costruito nel tempo un linguaggio editoriale molto riconoscibile e di aver ridefinito il modo di raccontare gli spazi domestici mettendo insieme fotografia, architettura, design e cultura contemporanea. È un caso interessante proprio perché illustra come un progetto editoriale possa evolvere, ampliare i propri formati e raggiungere una dimensione internazionale mantenendo una forte identità e riconoscibilità. È principalmente su questo percorso che abbiamo voluto concentrare l’incontro con Robbie Whitehead.

Le giornate di Book Look si chiudono con le performance e gli appuntamenti musicali curati da Modular. In una manifestazione dedicata ai libri, perché avete scelto di far entrare musica e performance dentro l’Ex Convento?

Fin dai primi giorni di Book Look, l’interferenza tra linguaggi è sempre stata un carattere distintivo. Sfogliare libri ed essere in uno spazio condiviso con altre persone che condividono la tua esperienza, richiama temporalità fluide che si diversificano. Per noi è importante che il pubblico possa stare in un luogo per un tempo più lungo, scardinando l’idea di mercato in favore di un’esperienza più immersiva, con configurazioni spaziali e temporali diverse, incluse performance e musica. Non a caso la nostra associazione si chiama Obliquo: il nome nasce dall’idea di linee e discipline che si incontrano e si intersecano. In questi sei anni abbiamo sempre cercato di mettere l’editoria in relazione con fotografia, illustrazione, design, musica e altre forme di ricerca artistica, e vogliamo continuare a farlo. Le performance curate da Modular non sono un elemento laterale, ma parte integrante del nostro approccio. Servono ad aprire il festival a linguaggi e pubblici differenti e a trasformarlo in uno spazio di contaminazione più ampio.

Book Look 2024, Casa del Mutilato, Pordenone
Quest’anno le mostre a MCP - Mercati Culturali, con l’allestimento di Studio Gisto, portano il libro dentro uno spazio espositivo. Tra i progetti presentati c’è anche Magarìe. Di vita, morte e meraviglie di Elisa Talentino, che lavora sulla memoria, il folklore e le tradizioni popolari del Sud. Ma un libro non è soltanto qualcosa da guardare: è fatto per essere aperto, sfogliato, manipolato, attraversato nel tempo. Che cosa cambia quando un libro viene esposto invece che sfogliato? E come si può mostrarlo senza ridurlo a un’immagine di sé stesso?

La mostra personale di Elisa Talentino porta in primo piano la sua produzione artistica, le sue tavole illustrate che richiamano una vita familiare inaspettata. Nello specifico Magarìe. Di vita, morte e meraviglie prende il via dall’omonimo libro di Elisa Talentino pubblicato da Lazy Dog Press. Quindi la sua personale è una forma di spazializzazione del libro, che permette allo spettatore di entrare letteralmente nel suo mondo, fatto di figure simboliche, paesaggi interiori e atmosfere sospese, dove il disegno diventa uno spazio di memoria, miti e identità che si intrecciano. Accanto a Magarìe. Di vita, morte e meraviglie, c’è Terrain Vague, che espone cento libri che il pubblico può sfogliare direttamente, richiedendo un’interazione diretta con questi oggetti. I libri per noi non sono oggetti sacri: vanno toccati, aperti, letti, guardati con attenzione, soffermandosi sul formato, sui materiali, sull’estetica e sul progetto che li ha generati. È proprio questo passaggio dal guardare al fare esperienza dell’oggetto che ci interessa. Nel caso di Magarìe, la presenza in mostra delle tavole originali, delle fotografie, dei cimeli e degli oggetti personali provenienti dalla sfera privata dell’artista, permette di mettere il libro in relazione con il processo creativo da cui è nato.

Secondo voi esiste oggi una vera critica dell’editoria visiva in Italia, oppure prevalentemente promozione? Fotolibri, libri d’artista e progetti editoriali vengono spesso presentati e celebrati, ma più raramente discussi in modo realmente critico. Che cosa impedisce oggi di costruire una critica più libera e autorevole, soprattutto in un ambiente piccolo dove le relazioni personali e professionali sono così intrecciate?

L’editoria è un ambito in cui è difficile individuare una direzione univoca, ma che oggi mostra un forte dinamismo, fatto di dialogo, crescita, ricerca e sperimentazione attorno al libro visivo, con un’attenzione sempre maggiore da parte di artistə ed editori. Ci sembra sempre più forte la volontà di lasciare una traccia della propria ricerca artistica attraverso il libro, anche oltre la dimensione effimera dell’evento. Un libro può circolare nel tempo, generare dibattito e mettere in relazione soggetti e linguaggi molto diversi. È proprio questa capacità del libro di creare connessioni che ci interessa e che, insieme all’attenzione e alla cura per questi aspetti, rappresenta il motore del nostro lavoro come associazione culturale. Quello che cerchiamo di fare con Book Look è creare occasioni in cui mettere in evidenza questi processi, dove i libri possano essere osservati, discussi e messi in relazione con pratiche differenti. Gli incontri con editori, autori, artisti e progettisti servono anche a questo: costruire un contesto di confronto intorno all’editoria visiva.

Book Look 2025, ex convento di San Francesco, Pordenone
Pordenone si prepara al 2027, quando sarà Capitale italiana della cultura. Per un progetto nato in una posizione “obliqua” rispetto ai circuiti istituzionali, questa attenzione può essere una grande opportunità, ma può anche portare nuove aspettative. Che cosa non vorreste perdere crescendo? E che cosa vorreste che il 2027 lasciasse a Book Look una volta terminato l’anno della Capitale?

Ci piacerebbe innanzitutto poter incontrare un pubblico più ampio e dare maggiore centralità all’editoria all’interno dell’ampio programma che accompagnerà Pordenone nel 2027. Per Book Look e per le altre attività di Obliquo, sarebbe importante che l’attenzione dell’anno della Capitale non si esaurisse con il 2027, ma contribuisse a rafforzare un percorso già avviato, facendo della città un luogo sempre più riconosciuto per la cultura visiva e l’editoria indipendente.

Guardando alle prossime edizioni, che cosa sentite che Book Look debba ancora mettere in discussione? E quale aspetto dell’editoria visiva contemporanea vi sembra oggi ancora poco esplorato, poco raccontato o completamente assente dal dibattito?

Più che individuare oggi un tema ancora assente, sentiamo l’esigenza di costruire strumenti che permettano di continuare a esplorare l’editoria nel tempo. In questa direzione, uno dei progetti per noi più importanti è Rizoma, il fondo editoriale di Obliquo dedicato all’editoria visiva storica e contemporanea. I circa cento volumi esposti in Terrain Vague entreranno a farne parte e l’obiettivo è continuare ad ampliare la collezione, renderla accessibile e, soprattutto, raccontarla, trasformandola progressivamente in uno spazio di ricerca, consultazione e scoperta. È forse proprio questo uno degli aspetti su cui vorremmo lavorare di più in futuro: fare in modo che il lavoro intorno ai libri non si esaurisca nei giorni del festival, ma possa proseguire durante tutto l’anno e sedimentarsi nel tempo, attraverso occasioni di ricerca, confronto e approfondimento. 

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Alessia Tu
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