La memoria abita ancora i borghi, anche quelli disabitati. Ce lo racconta una mostra

Al Palazzo Ducale Rocca Colonna di Castelnuovo di Porto, la mostra Pratiche di Memoria – La luce che viaggia ancora riunisce i lavori di quattro artisti che riflettono su memoria, spopolamento e trasformazione urbana

Cosa rimane di un luogo quando la comunità che lo abita lentamente si dissolve? È attorno a questa domanda che si sviluppa Pratiche di Memoria – La luce che viaggia ancora, la mostra ospitata dal 4 settembre al 4 ottobre 2026 al Palazzo Ducale Rocca Colonna di Castelnuovo di Porto. La collettiva, con curatela e direzione artistica di Giulia Marcellini, riunisce le opere di Ado Brandimarte, Lou Duca, Annalinda Maso e Marco Mezzacappa. Sarà accompagnata da un catalogo edito da Struttura Minima, il progetto editoriale di Roberto D’Onorio, in collaborazione con Mostarda Design.

LA MOSTRA A PALAZZO DUCALE ROCCA COLONNA DI CASTELNUOVO DI PORTO

Il titolo prende spunto dall’immagine di una luce che continua a viaggiare, nonostante la sua sorgente sembri lontana. Una metafora attraverso cui il progetto guarda allo spopolamento dei borghi, come sottolinea Laura Catini nel suo testo critico, richiamando La Luna e il Falò di Cesare Pavese. Anche la scelta della sede assume un significato preciso. Il Palazzo Ducale Rocca Colonna risulta un luogo stratificato, trasformato nel corso dei secoli da fortezza medievale a palazzo rinascimentale, fino a diventare pretura e carcere. 

Alcune delle opere selezionate per la mostra non occupano in maniera inerte le sale – come accade ormai troppo spesso per le esposizioni ospitate in dimore storiche – ma cercano di entrare in relazione con finestre, passaggi, muri e affacci, creando un dialogo tra memoria e presente, interno ed esterno.

Ado Brandimarte, “Equlibri o Residui”, Palazzo Ducale Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto, 2026, ph. Giulia Benni

ADO BRANDIMARTE E IL VALORE DEL PROCESSO DIETRO LA SCULTURA

Con Ado Brandimarte il discorso sulla memoria passa attraverso la scultura. Il calco, la matrice e il negativo non sono semplicemente strumenti di lavorazione, ma diventano parte del risultato, assumendo una dignità raramente a loro accordata. Two Sides of You riflette sulla dualità che convive nell’individuo. Una parte della matrice di un volto femminile viene lavorato eccessivamente, cercando di ammorbidire la sua texture, quando solitamente il negativo viene lasciato grezzo. L’altra metà, rotta per un incidente avvenuto in passato, non viene restaurata appositamente dall’artista, che la adopera per far emergere il lato della personalità individuale che cerchiamo di lasciare in ombra, perché ne abbiamo vergogna. La parte viziosa, fragile, in cui si vanno a incidere le ferite sino a creare una frattura insanabile.

Brandimarte, inoltre, punta a svelare il processo dietro la scultura. Quando realizza un finto calco, rifinito con precisione, il suo interesse non è quello di imitare una tecnica, bensì di mostrare come ciò che precede la scultura in marmo, in bronzo o in altri materiali — quindi la matrice in gesso — possieda un proprio valore estetico e concettuale.

LOU DUCA, IL CORPO E LA MATERIA OLTRE LA TRADIZIONE CLASSICA

Le opere di Lou Duca entrano invece in relazione con la tradizione classica attraverso un processo di trasformazione. Le sue opere — che hanno un formato minuto — riproducono modelli iconici ma ripensati attraverso materiali e tecniche differenti. Il modello può nascere digitalmente, essere trasformato attraverso la stampa 3D e poi attraversare procedimenti più antichi con l’uso della cera fino alla fusione in bronzo. 

Lou Duca, “Discord Don’t forget me”, Palazzo Ducale Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto, 2026, ph. Giulia Benni

ANNALINDA MASO, IL RACCONTO E IL RAPPORTO TRA INTERNO ED ESTERNO

Senz’altro il lavoro più genuino e stimolante è quello di Annalinda Maso, che vive e lavora a Castelnuovo di Porto. La storia della Rocca e del Paese diventa la linfa per la sua installazione nella sala delle prigioni. L’artista parte da oggetti di scarto o suppellettili del passato remoto e li trasforma in elementi narrativi di una leggenda popolare. Così un bacile in bronzo dell’Ottocento, donato da un uomo di Genazzano, diventa la vasca dove si pensa sia stata uccisa una giovane ragazza. 

“L’installazione si chiama ‘Non qui’. Ho raccolto delle testimonianze delle anziane signore di Castelnuovo sulla credenza che una ‘femminella’ sia stata uccisa nell’antico lavatoio. Era una ragazza di circa 18 anni che si recava ogni giorno a lavare i panni e, durante la Seconda Guerra Mondiale, i militari tedeschi, dopo averla violentata, la uccisero. Da allora, si pensa che sia ancora vivida la sua presenza in quel luogo e che sia possibile udire il suo triste canto. In realtà, i mariti utilizzavano questo episodio misterioso per spaventare le mogli e farle rincasare presto, temendo che il lavatoio fosse un pericoloso covo di aggregazione”.

Un’anta in legno di un vecchio armadio, sgorbiata a mano, si tramuta in una tavola dove si manifesta l’apparizione evanescente di una figura femminile. Potrebbe sembrare un’icona, l’immagine della Vergine, o appunto la Femminella della leggenda. L’artista parte da un’immagine a lei familiare, un autoritratto, e lo trasforma in altro da sé: una ambigua presenza che il fruitore può leggere tramite le suggestioni personali.

Grazie alla ricerca di dottorato e alla video-performance di Annalinda, la Femminella, com’è chiamato ora l’antico lavatoio, è stato ripulito dal Comune e riaperto al pubblico su gestione del FAI e de I Borghi più belli d’Italia.

In Passanti, una domenica mattina di maggio qualunque, una veduta del paese viene rielaborata e modificata: alcuni elementi vengono selezionati, altri eliminati, mentre gli errori di prospettiva e gli spazi che sembrano sovrapporsi diventano parte della composizione.

Annalinda Maso, “Chiave di volta”, Palazzo Ducale Rocca Colonna, Castelnuovo di Porto, 2026, ph. Giulia Benni

MARCO MEZZACAPPA, IL DETTAGLIO QUOTIDIANO E LA NATURA CHE AVANZA

La pittura di Marco Mezzacappa si muove tra figurazione e astrazione, desumendo tratti dal linguaggio fumettistico. Tessuti, piumoni, bottoni e ciocche di capelli vengono fotografati, ingranditi o rimpiccioliti. Cambiando scala, i dettagli perdono la loro riconoscibilità immediata e vengono usati in collage delle volte un po’ naive. Ritorna nelle opere il motivo (in stile cartoon) di una vegetazione che prende il sopravvento su oggetti e stoffe. Nonostante sembri un elemento decorativo, vuole alludere a una natura che si ribella e avvolge i resti organici e inorganici disseminati dall’uomo. 

La memoria non viene quindi presentata dagli artisti come qualcosa di immobile “da conservare sotto vetro”. È un processo, una trasformazione ma anche una perdita. Può essere una frattura che si decide di non nascondere, un corpo che viene riprodotto e alterato, una finestra che mette in relazione interno ed esterno o un dettaglio quotidiano che, ingrandito, cambia completamente significato.

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Giorgia Basili
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