La Villa nascosta dentro il Centro Pecci

Un’immagine ritrovata per caso, un’insegna misteriosa e le memorie dei salotti di provincia. Sulle tracce di Villa Delizia, la nuova mostra di Lorenza Longhi a Prato.

Prima venne il nome. La villa comparve dopo, su un pezzo di stoffa trovato per caso da Lorenza Longhi durante la ricerca tra archivi e tessuti. Le apparve lì, davanti agli occhi, mentre srotolava quei materiali che da mesi osservava con la curiosità di chi stava cercando qualcosa. Una stoffa su cui quell’immagine si ripeteva all’infinito. Solo un’insegna suggeriva una paternità fasulla per quel disegno della villa: ‘Divisione Vogue’, un dettaglio che ingannò i suoi occhi e accese la sua immaginazione. Esisterà davvero quello spazio? Che luogo sarà? Una residenza o un centro produttivo? Quella villa circondata da rose apriva nuove porte oltre le quali far correre la fantasia. Non le importava se quel luogo fosse mai esistito: per Lorenza era tutto lì.

Quell’immagine, arrivata con la puntualità sospetta delle coincidenze, era solo l’inizio.
Lorenza decise così di inserirla in un’opera. E la villa, da quel giorno, non solo prese forma, ma cominciò ad accogliere nuove narrazioni.

Lorenza Longhi, Lorenza Longhi. Villa Delizia, 2026, Centro Pecci, Prato, installation view, ph. Alessandro Saletta, DSL Studio, courtesy Centro Pecci

Nella villa si entrava attraversando una tenda. La luce cadeva dall’alto, passando attraverso aperture circolari ornate di decorazioni che ricordavano, nel titolo e nelle fattezze, i corsage, i braccialetti floreali che adornano i polsi delle giovani donne durante balli o feste. Da quegli elementi architettonici tondi, una luce variopinta si diffondeva per tutta la sala, fino a posarsi sui divani. Quelle sedute sembrano essere state rivestite da poco, eppure conservavano tutta l’aria dei mobili che conoscono le abitudini di una famiglia di provincia.

Ancora adesso, entrando, le stoffe suggeriscono una familiarità difficile da collocare. Quella che ci racconta Longhi dentro questo edificio immaginario è una storia fatta di indizi, di racconti che si intrecciano come le stoffe delle sue opere. Storie antiche, da archivio, che convivono con storie nuove, talmente nuove che non sono state neanche raccontate.

Lorenza Longhi, Lorenza Longhi. Villa Delizia, 2026, Centro Pecci, Prato, installation view, ph. Alessandro Saletta, DSL Studio, courtesy Centro Pecci

All’interno di Villa Delizia viene in mente la polvere dei salotti di provincia, delle case di nonne e zie intente a lavorare a maglia, a riattaccare bottoni o a rammendare piccoli strappi. Qui, però, una cucitura interrompe il disegno, una stampa presenta una sbavatura, le superfici raccontano gli incidenti della lavorazione. Avvicinandosi, si comincia a vedere quanto lavoro occorra per tenere insieme quell’unica narrazione.

Fuori da quelle finestre che danno un ritmo costante alla sala c’è Prato. E Prato è anche dentro quella villa, con le stoffe di aziende come Cangioli 1859 e Tessilfibre e con le lavorazioni di Floccatura Balmar. Attenzione, infatti: non tutto ciò che ricorda una casa antica viene dal passato. Prato vi è entrata portando i propri materiali. Nelle stanze immaginarie della villa si incontrano così il lavoro delle fabbriche e quello manuale e amatoriale dei salotti.

Quelle storie sono tutte raccontate e raccolte dai divani, dalle ampie tele che non si arrendono alle linee della sala e dagli oblò sul soffitto. L’architettura della villa accoglie le opere e, così come accade sulle stoffe, queste si sovrappongono e si intrecciano con quello che c’era, creando una nuova storia, fino a quel momento mai narrata.

Lorenza Longhi, Lorenza Longhi. Villa Delizia, 2026, Centro Pecci, Prato, installation view, ph. Alessandro Saletta, DSL Studio, courtesy Centro Pecci

E a forza di seguirne le tracce, viene quasi da dimenticare che tutto è cominciato con un edificio disegnato su un pezzo di stoffa.

Purtroppo, infatti, caro lettore, non esiste nessuna Villa Delizia, o forse sì. Se vuoi scoprirlo devi entrare al Centro Pecci e cercare, salire scale e percorrere corridoi. Forse, a un certo punto, la riconoscerai.

Fammi sapere se la trovi, perché allora anche tu potrai dire di averla vista.

Grazie al Centro Pecci per questa prima mostra personale di Lorenza Longhi in un’istituzione italiana. Complimenti al presidente Lorenzo Bini Smaghi e al direttore Stefano Collicelli Cagol per aver regalato al pubblico un catalogo stupendo, intitolato Opere d’arte nella villa delizia, con i testi del curatore della mostra Michele Bertolino e di altri autori brillanti. Pagine e riflessioni utili per comprendere il progetto espositivo e piacevoli da leggere, anche singolarmente. Il catalogo qui ha un suo valore, una sua identità. Leggerlo fa sì che quella villa e le sue opere continuino a vivere anche a distanza. Ben vengano progetti di questo tipo, piacevoli da vedere e anche da leggere.

LINK
Alessio Vigni
Torna in alto