Una residenza sull’isola greca Spetses

A due ore dal porto ateniese del Pireo, sull’isola di Spetses, è nata una nuova residenza artistica. Siamo solo a mezz’ora di distanza dalla più nota Hydra.

È sorta in un luogo che sembra congelato nel tempo, con pavimenti in mosaico e pattern dei primi anni del Novecento, mobili in legno e fotografie d’epoca. Un silenzio trasognante tra camere e corridoi e poi il vociare e il suono dei grilli che giunge cristallino dall’incantevole giardino dalla caratteristica vegetazione della Macchia Mediterranea.

E mentre si sorseggia un cappuccino ghiacciato e si divide uno yogurt greco, guardando il mare oltre la pineta e perdendosi nel cielo indaco, tra gatti che si stiracchiano all’ombra e ciondolano sulle sedie, si ha la voglia di fare come le piante: mettere radici. In un posto dall’energia speciale.

LA PRIMA EDIZIONE NEL 2025 CON 4 ARTISTI. NEL 2026 SCELTI 6 ARTISTI DA 500 CANDIDATURE

Nel 2025 è stata lanciata la prima edizione pilota, con 4 artisti: arti visive, cinema, danza, coreografia e sound art. Nel 2026 gli artisti sono diventati 6. La residenza è stata lanciata e supportata dalla fondazione Anargyrios & Korgialenios School of Spetses, scuola che venne aperta nel lontano 1928 per accogliere studenti di famiglie preminenti e venne chiusa negli anni Ottanta, da allora venne usata per conferenze. I benefattori erano Sotirios Anargyros e Marinos Korgialenios. 

La curatrice Eva Vaslamatzi è stata invitata dalla fondazione (da Yannis Aesopos, presidente della fondazione, e Tatiana Spinari, membro del comitato esecutivo della fondazione) a disegnare il programma della residenza e ha creato per quest’anno un’open call che ha ricevuto circa 500 risposte. 

Se il primo anno la tematica era la ‘transizione scolastica’, legata alla nozione di formazione, quest’anno i punti salienti di discussione vertevano sull’animismo, sulla natura e su come possiamo interagire con essa per comprenderla in quanto entità viventi. Ogni lavoro esposto è una nuova produzione; alcuni degli artisti sono arrivati già con una proposta creativa e hanno fatto squadra per produrre la propria opera. È un’attività intensa che prevede un mese e mezzo di soggiorno, incontri con i mentori e appuntamenti con la comunità locale. 

≪La residenza offre una fee per gli artisti, copre le spese di viaggio e d’alloggio, c’è un budget di produzione per le opere e l’idea di creare una comunità effimera (temporanea), partendo dal nucleo di artisti in residenza che si lasciano contaminare e ispirare l’uno dall’altro. Il futuro della residenza è aperto, la fondazione continuerà con le open call coinvolgendo sempre più artisti internazionali. Tra gli artisti che abbiamo scelto per il 2026 si nota una linea comune, nonostante gli approcci creativi siano molto differenti. Quest’anno è stato il secondo anno della residenza artistica Anargyros, con sei artisti internazionali partecipanti, e l’anno pilota per una residenza fotografica, Photo Capsule, con quattro artisti internazionali selezionati.≫, ci racconta la curatrice Eva Vaslamatzi.

Anargyrios & Korgialenios School of Spetses, artisti residenti (Nabil Aniss, Mariangela Ciccarello, Nona Inescu, Matilde Meireles, Konstantinos Papanikolaou, Myrto Vratsanou) e il team (Eva Vaslamatzi, Simone Niarou), isola di Spetses, 2026

IL PERCORSO ESPOSITIVO DEGLI ARTISTI RESIDENTI: NABIL ANISS

Il percorso espositivo che ne deriva si snoda nel secondo piano dell’edificio centrale, quello che era effettivamente riservato all’insegnamento, occupando alcune delle aule scolastiche con schermi e proiezioni, installazioni e interventi sonori.

L’energico e fortemente ritmato video a due canali Fabula di Nabil Aniss (1990, Meknès, Morocco) in cui ritualità, danza tribale, protesta, comunicazione animale e linguaggio convergono è sicuramente una delle opere più intriganti. Per la sua realizzazione Nabil è partito dall’incontro sull’isola con Leo, alla soglia dell’adolescenza e dalla presenza fluida — capelli lunghi, acqua e sapone —, che si filma autonomamente con lo smartphone dell’artista mentre esegue movimenti ritmati in una sua segreta coreografia. Insieme, hanno inoltre lavorato su esercizi fonetici con idiomi in greco e arabo, in un processo di ricostruzione o reinvenzione del linguaggio, partito dalla lingua mediterranea ibrida sabir, utilizzata dalle minoranze in movimento. 

Sull’altro schermo si susseguono spezzoni di spettacoli per bambini in Marocco, rituali violenti e routine di alcuni animali in cui il ritmo incalzante, le sonorità metalliche, alcune gestualità e azioni sono in bilico tra emulazione e realtà, danza e violenza. Così vediamo degli sciacalli che si contendono una carcassa, i caschi blu della polizia, un incantatore di serpenti e la società delle armi che viene normalizzata e si fa spazio nella comunità tramite recite per bambini. Nell’opera di Nabil si avverte una ‘pulsione di morte’, come mi faceva notare la mia collega Usua Argomaniz Errazquin, e tramite le immagini viene ‘vomitato’ il dolore per il razzismo, per la diaspora e i conflitti di genere.

Nabil Aniss, FABULA, 2026, Anargyrios & Korgialenios School of Spetses, installation view, isola di Spetses

LE OPERE DI NICO KREBS E MARIANGELA CICCARELLO

Nico Krebs  (residenza Photo Capsule) trasforma invece il laboratorio di chimica in una camera oscura. Il suo lavoro si concentra sulle aree eliminali, ad esempio l’orizzonte dove il mare bacia il cielo o le connessioni tra il mare stesso e la terra. Le sue fotografie partono dalle tecniche analogiche per fondersi con gli ultimi trovati tecnologici come le immagini aeree dei droni e il laser. Le sue vedute sono frutto di lunghe esposizioni così che i paesaggi risultino alterati e alieni.

Un video misterioso mostra invece degli arti di vetro senza un corpo che si possa identificare fluttuano lungo il bordo della linea di galleggiamento mettendo in questione la gravità.

Sempre connesso all’acqua è il lavoro di Mariangela Ciccarello (1983, Benevento) GORGONAI prodotto durante la residenza, come tutte le opere in mostra. Protagoniste sono infatti le donne che compongono l’immaginaria ‘Società Segreta del Mare’. L’intreccio delle storie di Bouboulina ed Eleni Boukouri-Altamura si sovrappone con la mitologia: la figura della Gorgone. Vediamo M, una regista italiana giunta a girare un film a Spetses — interpreta dall’artista stessa —, aggirarsi nelle aule scolastiche di geologia e anatomia, nella biblioteca, nell’androne e vicino agli alloggi. Gli ambienti in freddo marmo e severi mobili antichi si oppongono al corpo nudo di una creatura marina colta durante le sue immersioni, personificazione della libertà, di un mondo sensuale in cui la donna si rispecchia nella natura dell’isola.

Myrto Vratsanou, Isolario, 2026, Anargyrios & Korgialenios School of Spetses, installation view, isola di Spetses

IL RAPPORTO CON LA NATURA NEI LAVORI DI MATILDE MEIRELES E NONA INESCU

Ancora, legato al respiro marino di Spetses è il progetto sonoro di Matilde Meireles (Lisbona) che ci regala l’impronta dell’isola tramite un archivio che colleziona le registrazioni subacquee della costa, il suono dello spettro elettromagnetico e dei fenomeni atmosferici, nonché di superfici e piante mosse dal vento. 

I regni della biologia, della botanica e della zoologia sono invece i cardini dell’installazione nell’aula di Fisica di Nona Inescu (1991, Bucharest).

Ispirata dalla notizia secondo cui nel 1966 James Watson e Francis Crick presentarono la doppia elica del DNA nell’anfiteatro della Scuola, l’artista crea una scultura sinuosa sugli spalti con i materiali raccolti durante le sue ricognizioni: pietra, corallo e legno. La forma vuole richiamare le curve elicoidali, mentre gli elementi che la compongono rappresentano l’evoluzione continua del paesaggio tramite la mescolanza di specie autoctone e specie importate. Ad esempio, il corallo bianco Platygyra daedalea, originario dell’Arabia Saudita, eppure presente in grande quantità sull’isola.

L’installazione è accompagnata da poster che rappresentano gli studi di Heinrich Jung, Gottlieb von Koch e Friedrich Quentell, queste immagini avevano un ruolo didattico fondamentale.

Nona Inescu, Things Generally Not Known, 2026, Anargyrios & Korgialenios School of Spetses, installation view, isola di Spetses

Gli altri due artisti sono Myrto Vratsanou (1994, Atene) che crea ‘isolario’ partendo dalle carte nautiche e dalla forma di Spetses e il coreografo Konstantinos Papanikolaou (1989, Thessaloniki) che, influenzato dalla leggenda locale di Paliogiorgis, il vampiro di Zogeria, crea una performance ispirata a questa figura mitologica, alle influenze balcaniche e alla grecità.

Torniamo a passeggiare sul sentiero ricavato tra i pini, è ormai notte — l’orario di visita è serale, dalle 19 alle 22 —, e mentre il suono delle nostre risate riecheggia tra gli arbusti salutiamo la scuola, sperando che questo sia un arrivederci: “al prossimo anno”!

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Giorgia Basili
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