La poetica del suono di Massimo Bartolini al Padiglione Italia

Due qui / To Hear è un’esortazione a vivere l’arte non come spettatori passivi, ma come partecipanti attivi in un “gioco” continuo e rigenerante

Le migliori storie, seguendo la grande linea temporale del mondo, nascono per lo più quando chi crea la storia si lascia indicare la via dalla natura, dai suoi sensi o semplicemente guarda le nuvole e poi scrive. Il Padiglione Italia della 60ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è, a suo modo, una nuova incarnazione di questo passaggio filosofico. Due qui / To Hear, a cura di Luca Cerizza, è un progetto che si muove tra il suono e il silenzio, tra la materialità e l’immaterialità, abbracciando un ventaglio di esperienze sensoriali orchestrate da Massimo Bartolini, maestro nellarte di tradurre linvisibile in percepibile.

Per certi versi, sembra di “inciampare” in antichi libri sulla spiritualità e le sue leggi, ma Bartolini, noto per la sua pratica trentennale che intreccia incontro e ascolto, con la sua proposta espositiva porta il pubblico ad andare oltre la cosiddetta siepe” della semplice fruizione visiva. La sua installazione si sviluppa come un tessuto narrativo attraverso il Padiglione Italia, occupando ogni spazio e il giardino circostante, guidando il visitatore in un viaggio dove i confini tra arte e vita si dissolvono.

Due qui / To Hear, Padiglione Italia, Biennale Arte 2024 © Agostino Osio, AltoPiano

La geniale ambivalenza del titolo, Due qui e To Hear, riflette l’essenza del progetto: l’atto dellascoltare non è mai passivo, ma un atto di apertura e incontro con l’altro. Bartolini sa molto bene che questo passaggio è fondamentale e utilizza questo concetto per tessere una trama acustica e performativa, dove ogni installazione è una tappa di un percorso che invita alla riflessione e alla partecipazione attiva.

Linstallazione centrale nella Tesa 2, con la statua in bronzo del Pensive Bodhisattva e la lunga canna dorgano, è un esempio della poetica dell’artista, che riesce a creare un dialogo tra lo spirituale e il materiale, tra lantico e il contemporaneo. Questa figura iconografica, che rappresenta lilluminazione e labbandono, introduce un tempo sospeso, amplificato dalla bassa vibrazione della canna dorgano. È un invito chiaro e forte a entrare a far parte di una temporalità circolare, a contemplare il mondo non solo con gli occhi ma con lintero essere. (Qui forse si sta chiedendo un po’ troppo a chi non mastica la filosofia orientale, ma è comunque una bella esperienza.)

Nella Tesa 1, invece, il labirinto costruito con materiali per ponteggi rimanda alla tradizione barocca, riecheggiando unarchitettura effimera che ospita una scultura minimalista al centro, Conveyance, luogo di incontro e di ascolto della composizione sonora di Caterina Barbieri e Kali Malone. Qui lo spazio, simile a una fontana di un giardino barocco, diventa il cuore pulsante del progetto, unoasi di contemplazione sonora.

Nel Giardino delle Vergini, altra storia e altro passaggio filosofico/mistico, con la composizione di Gavin e Yuri Bryars, ispirata al poeta argentino Roberto Juarroz, che crea unulteriore dimensione sonora e poetica. Il testo, che allude allosmosi tra luomo e lambiente, si traduce in unesperienza di connessione profonda con il mondo naturale, un tema che si riverbera in tutta linstallazione.

Due qui / To Hear può sembrare solo unesperienza espositiva, ma in realtà è un sofisticato lavoro ingegneristico e musicale, frutto di una collaborazione multidisciplinare che ha coinvolto diversi artisti nei loro campi. Le giovani compositrici Barbieri e Malone, e i contributi letterari di Nicoletta Costa e Tiziano Scarpa, arricchiscono il progetto, facendone un manifesto di dialogo tra le arti.

Lintervento di Bartolini, nel suo dialogo con gli spazi del Padiglione, si presenta come un itinerario libero e tripartito, che con annesso invito al pubblico lo sprona a muoversi e interagire, in un gioco tra visibile e invisibile, udibile e silente. Alla fine, il tutto culmina in un itinerario multisensoriale che ci ricorda come larte possa diventare unesperienza totale, una sinestesia che coinvolge tutti i sensi.

Bartolini in qualche modo ci sfida ad andare oltre le nostre logiche occidentali di pensiero e ascolto e ci invita a riscoprire il valore del silenzio e dellascolto, quello vero, sincero. Un ascolto che è apertura verso laltro e verso noi stessi, un invito a non essere stranieri in un mondo che è sempre più alienante. Una sfida che, a mio avviso, ha vinto nel momento in cui non ha presentato le solite opere” che vanno guardate” in quellesercizio di rito di cui siamo ormai schiavi.

Due qui / To Hear, Padiglione Italia, Biennale Arte 2024 © Agostino Osio, AltoPiano

Due qui / To Hear è unesortazione a vivere larte non come spettatori passivi, ma come partecipanti attivi in un gioco” continuo e rigenerante. La capacità di Bartolini di trasformare il Padiglione Italia in un luogo di incontro e riflessione, dove larte diventa un mezzo per esplorare linteriorità e le relazioni umane, un laboratorio di esperienze sensoriali che sfidano le convenzioni e aprono nuovi orizzonti di percezione e comprensione, è qualcosa di unico e mi fa pensare che sia il più bel Padiglione Italia degli ultimi dieci anni.

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Francesco Liggieri
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